Aemilia, la difesa di Muto: “Qui filiale della holding ‘ndrangheta”

L'avvocato Fiormonti: "Lo scopo della cosca qui non era quello di conquistare il territorio ma infiltrarsi nelle societa' per cui avevano interesse"

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REGGIO EMILIA – Sono una l’opposto dell’altra le tesi degli avvocati della difesa dei due principali collaboratori di giustizia del processo Aemilia Antonio Valerio e Salvatore Muto. Se Alessandro Falciani che assiste il primo ha dedicato la sua arringa a smontare la teoria dell’esistenza di una cosca di ‘ndrangheta emiliana, “filiale” di quella di Cutro (descritta nei minimi dettagli dal suo assistito), mira infatti all’esatto contrario Adriana Fiormonti, legale di Muto.

“La ‘ndrangheta e’ una holding con base a Cutro, con base nella famiglia Grande Aracri, che ha societa’ in tutto il nord Italia anche oltre il territorio di Reggio Emilia”, scandisce nella sua arringa il legale. “E che in Emilia – aggiunge – sfruttava la forza dell’appartenenza alla casa madre”. E ancora, sostiene Fiormonti, “qui non aveva bisogno di mettere paura ma si voleva mimetizzare perche’ lo scopo non era quello di conquistare il territorio ma infiltrarsi nelle societa’ per cui avevano interesse”.

Tutto questo, sottolinea il legale, come spiegato da Salvatore Muto che “e’ stato genuino ed ha avuto nelle sue dichiarazioni un carattere innovativo, portando importanti elementi di contesto”. D’altra parte, aggiunge l’avvocato, “sotto il profilo probatorio la requisitoria dei pubblici ministeri e’ stata chiara, puntuale ed attenta, e tutte le prove raccolte dalla dda danno riscontro di quanto affermato dal mio assistito”.

Per il collaboratore di giustizia, Fiormonti ha chiesto poi “l’applicazione dell’attenuante speciale della collaborazione e il minimo della pena” per i capi di imputazione pendenti su Muto nel rito abbreviato, mentre l’assoluzione – in linea con quanto chiesto dall’accusa – per il reato di “detenzione illegale di armi e munizioni” (capo 126, ndr) nel procedimento abbreviato.

Una decisione per il difensore coerente col fatto che Muto “e’ passato dall’omerta’ alla parola e si e’ consegnato allo Stato. Ha scelto di stare dalla parte dello Stato e non l’ha fatto perche’ aveva una condanna ma perche’ vuole che i suoi figli, anche se la famiglia l’ha abbandonato, vivano lontano da dinamiche di ‘ndrangheta”. Insomma, scegliendo di collaborare ha dimostrato “un distacco completo dall’associazione e un riconoscimento pieno delle leggi dello Stato e non ha fatto alcun tradimento”, conclude Fiormonti.

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