Studenti reggiani a Palermo a lezione di legalità

Parte il 2 maggio il viaggio delle classi della Filipoo Re in luoghi simbolo

REGGIO EMILIA – Da Reggio Emilia a Palermo a scuola di legalita’: partira’ il prossimo 2 maggio, il viaggio organizzato dall’Istituto reggiano Filippo Re verso la Sicilia, nell’ambito del progetto di educazione alla cittadinanza “Uniti contro le mafie”. L’iniziativa, che ha il patrocinio del Comune, coinvolgera’ le classi quarte (sezioni B e C), per una trentina di studenti e tocchera’ alcuni dei luoghi simbolo della lotta contro la criminalita’ organizzata, culminando con l’incontro con alcuni testimoni: Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone, Giovanni Paparcuri, unico superstite della strage in cui mori’ il magistrato Rocco Chinnici, e Carmelo Crisafulli, figlio del brigadiere vittima di mafia.

L’iniziativa e’ promossa anche con il patrocinio del Museo Falcone e Borsellino, l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Reggio Emilia, Ans Emilia-Romagna e lo studio Foto Elite di Reggio che seguira’ i ragazzi documentando il viaggio. Come sottolineato (in un videomessaggio, ndr) dal sindaco Luca Vecchi, “da diversi anni il Comune di Reggio Emilia affronta con determinazione e consapevolezza il tema delle infiltrazioni mafiose sia da un punto di vista istituzionale, essendosi costituito parte civile nel processo Aemilia, sia dal punto di vista amministrativo, con l’adozione, tra le diverse misure, di un Protocollo di legalita’ per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalita’ organizzata nel settore dell’edilizia privata e dell’urbanistica”.

La presenza della mafia “deve essere estirpata di fronte ai valori di civilta’, legalita’, giustizia ed eguaglianza, che hanno sempre contraddistinto il modo di vivere di queste terre”, esorta Vecchi. Per l’assessore comunale alla Legalita’, Natalia Maramotti, “lavorare con le giovani generazioni sulla legalita’ e’ uno dei passi principali per promuovere quei principi di legalita’ e giustizia alla base della nostra democrazia: significa soprattutto lavorare per costruire quegli anticorpi necessari non solo al contrasto dei grandi fenomeni mafiosi e criminali ma anche rispetto a quelle forme meno eclatanti di violenza e corruzione che incontriamo nella vita di tutti i giorni”. Ai ragazzi, l’assessore dice infatti: “Voi avete una zappa per zappare il campo della democrazia, nessuno puo’ tirarsi indietro da questa responsabilita’”.