Siria, ecco come l’Occidente ha rimosso la rivoluzione

Se ne parlerà venerdì 4 maggio, alle 18, alla Camera del lavoro di Reggio, con Lorenzo Declich, intervistato da Giuseppe Acconcia, scrittore e giornalista esperto di Medio Oriente

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REGGIO EMILIA – “Siria, la rivoluzione rimossa”. Se ne parlerà venerdì 4 maggio, alle 18, alla Camera del lavoro di Reggio, con Lorenzo Declich, intervistato da Giuseppe Acconcia, scrittore e giornalista esperto di Medio Oriente.

Declich è un esperto di mondo islamico contemporaneo. Co-traduttore dall’arabo di saggi e romanzi, ha collaborato con diverse testate giornalistiche e con la trasmissione “Islam, Italia” di Gad Lerner. Le sue pubblicazioni più recenti sono L’islam nudo: le spoglie di una civiltà nel mercato globale (Jouvence, 2015), Islam in 20 parole (Laterza, 2016) e Giulio Regeni, le verità ignorate (Alegre, 2016). Il suo ultimo libro è, appunto, “Siria, una rivoluzione rimossa”.

Si parlerà di Siria, un Paese meraviglioso oggi ridotto in macerie, con più di un terzo della popolazione che è fuggito all’estero e un altro terzo ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Le vittime civili sono più di mezzo milione e circa il doppio i feriti e mutilati.

Tutto questo nella sostanziale indifferenza delle cosiddette “democrazie avanzate”. Ma prima di divenire teatro di questa guerra la Siria ha vissuto, dal 2011, una vera e propria rivoluzione. Un imponente quanto disorganizzato movimento di popolo ha intrecciato le aspirazioni dei giovani con le rivendicazioni della parte più svantaggiata della società. È stato il più importante tentativo di autorganizzazione dal basso nel contesto delle rivolte arabe, caratterizzato dalle parole d’ordine “libertà”, “dignità” e “cittadinanza”, ma forse proprio per questo è stato cancellato nei discorsi prima ancora che nei fatti.

L’autore racconta la storia di questi anni da un punto di vista preciso. Ritiene infatti che il principale problema della Siria oggi sia il regime di Bashar al-Asad e ne descrive le caratteristiche insieme alle condizioni sociali ed economiche che hanno prodotto la rivolta. Approfondisce le dinamiche della protesta, per arrivare alle terribili strategie di repressione attuate dal regime e all’attuale situazione di guerra. Con l’entrata in campo nel 2013 dello Stato islamico è stata proposta un’unica opzione: stare con l’Isis o con Asad.

Questo ha cancellato la possibilità di analisi approfondite su un conflitto che non può non essere letto su più livelli. Smontando alcuni miti e contestando le fonti su cui si basano molti giornalisti – oltre a complottisti di varia risma – l’autore analizza la deriva confessionale del conflitto, la strategia di compartimentazione della Siria attuata dal regime, l’economia di guerra e gli interessi diversi degli “attori geopolitici” (Stati Uniti, Russia, Iran…). Ma soprattutto rimette al centro del campo visivo i siriani e la loro rivoluzione, unica speranza per il futuro.

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