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Siria, le Ong: “Cento morti in attacco chimico a Duma”

I ribelli chiedono di negoziare la resa. Papa Francesco: "Basta stermini, negoziare". Soccorritori: vittime soprattutto donne e bambini. Damasco nega Ci sono molte donne e bambini. I sanitari: "Mille persone con difficoltà respiratorie". Gli Usa chiedono ai russi di abbandonare Assad. Ma Mosca replica negando che siano state usate armi chimiche. Il Papa: "Niente può giustificare l'uso di strumenti di sterminio contro persone inermi"

REGGIO EMILIA – Sale a circa cento morti tra cui bambini e donne, il bilancio di un sospetto attacco chimico attribuito al governo siriano a est di Damasco, nella cittadina di Duma, ultima roccaforte di miliziani anti-regime. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), i primi bilanci di decine di uccisi si sono aggravati a causa della gravità delle condizioni di salute di numerose persone che hanno mostrato segni di soffocamento e difficoltà respiratorie. Il precedente bilancio parlava di almeno 70 uccisi.

La vicenda scatena una guerra diplomatica Usa-Russia, con Washington che chiede ai russi di abbandonare Assad. E Mosca che (in linea con il governo siriano) replica negando che siano stati usati gas sui civili. A riaccendere la tensione nell’area della Ghouta orientale, la presenza degli ultimi ribelli anti-Assad che avevano chiesto una tregua per lasciare assieme ai loro familiari la città. Ma la decisione dell’ala dura Jaish al-Islam di non evacuare la città avrebbe scatenato la reazione del governo di Damasco. Ora però sarebbero in corso trattative per una nuova tregua.

Interviene anche il Papa che chiede con forza la fine degli stermini e delle armi chimiche in Siria. “Giungono dalla Siria notizia terribili con decine di vittime, di cui molte donne e bambini”, notizie di tragici effetti “dell’uso di armi chimiche”: “preghiamo per tutti i defunti per le famiglie che soffrono”, afferma Francesco, e aggiunge: “Non c’è una guerra buona e una guerra cattiva e niente può giustificare l’uso di tali strumenti di sterminio contro persone e popolazioni inermi. Preghiamo perché i responsabili politici e militari scelgano un’altra via: quella del negoziato, la sola che può portare una pace che non sia quella della morte e della distruzione”.

I miliziani anti-regime asserragliati a est di Damasco chiedono ora al governo siriano di riprendere i negoziati per la loro resa. L’agenzia governativa siriana Sana riferisce che le autorità di Damasco hanno posto come condizione la fine dei lanci di mortai contro la Capitale da parte dei miliziani stessi.