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Nasce l’associazione del Cappelletto Reggiano foto

Finalizzata a valorizzare e tutelare uno dei prodotti artigianali identitari di Reggio Emilia. Dopo la firma dell’atto costitutivo il 12 marzo, è in corso di stesura il decalogo di preparazione

REGGIO EMILIA – Ad ogni pasta ripiena lungo la via Emilia siano riconosciute la propria distintività e unicità. E’ con questa filosofia che a Reggio Emilia è nata l’Associazione del Cappelletto Reggiano ETS, che si propone di valorizzare e tutelare un prodotto artigianale identitario del proprio territorio: il cappelletto reggiano.

L’Associazione è stata fondata da un gruppo di ristoratori, ricercatori, giornalisti e appassionati, che ne hanno firmato l’atto costitutivo il 12 marzo a Reggio Emilia dinnanzi al notaio Giorgia Manzini. L’ente accoglierà soci ristoratori e non solo, accomunati dalla passione per i cappelletti, e tutti coloro che intendono sposare questa causa “di comunità”, fornendo alla città un servizio di riappropriazione di memoria, tradizione e identità e di promozione attraverso il Cappelletto Reggiano.

Come ha spiegato nel corso della presentazione alla stampa la presidente dell’Associazione del Cappelletto Reggiano, Fulvia Salvarani, contitolare col marito Gianni D’Amato del Caffè Arti e Mestieri di Reggio Emilia, “l’Associazione si prefigge di lavorare su un decalogo che individua gli ingredienti e modalità di preparazione indispensabili e che lo rendono diverso dagli altri. E’ nostro obiettivo a breve termine organizzare un evento importante a Reggio Emilia per parlare e lavorare sul cappelletto, possibilmente riunendo tutte le “resdore”, che pure rappresentano un nostro patrimonio di valore. Ancora, intendiamo organizzare un convegno-studio sulle diversità delle paste ripiene emiliane e romagnole, invitando esperti dalle città limitrofe”.

E non manca l’aspetto educativo nel lungo periodo. Ha proseguito infatti Salvarani: “Lavoreremo su Reggio Emilia su più livelli anche con chi è già parte dell’Associazione, come per esempio Pause Atelier dei Sapori, che vanta l’esperienza di sviluppare progetti sul cibo dedicati ai bambini e agli adulti al Centro Internazionale Loris Malaguzzi. L’idea è quella di aiutarci a trovare idee ed esperienze di qualità per narrare oggi una tradizione consolidata. Desideriamo infatti aiutare le nuove generazioni ad introiettare questo prezioso sapere che passa di mano in mano da anni e che caratterizza la storia del nostro territorio e della nostra comunità. Ancora, intendiamo proporre alla città laboratori di formazione per insegnare a “fare” il cappelletto, con l’obiettivo di salvaguardare non solo la memoria, ma anche il “saper fare” di questo nostro piatto così identitario”.

Per approfondire la storia del cappelletto sono al lavoro gli storici dell’Associazione. Tra loro, anche Clementina Santi, che entrando nel merito ha illustrato: “Con la sua forma rotondeggiante, piccolo e discreto, morbido e un po’ sensuale (ombelico di Venere), il cappelletto sa di famiglia, di casa, di mani femminili, di gesti antichi ripetuti e rituali e di tempi lenti, di scelte precise – non contrattabili. L’idea dell’Associazione nasce da una geografia vasta: il cappelletto reggiano si colloca in un luogo che percorre tutta la via Emilia e tutte le paste ripiene che la “abitano”: da Parma, con i suoi “anolini” a Modena e a Bologna con i loro “tortellini”. Nel mezzo c’è la nostra Regium Lepidi, che di questo itinerario è il cuore, o meglio, se vogliono rimanere in tema, l’ombelico (“onfalo” come dicevano i greci), da cui tutto si genera e trae alimento”.

E’ in corso di creazione anche un logo dell’Associazione del Cappelletto Reggiano, simbolo che accompagnerà quanti si riconosceranno in questo progetto.