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Fiere, asta capannoni: il gestore lancia l’ultimatum

Il presidente di Terminal One, Guido Prati: "O viene conclusa entro luglio, o qualcuno potrebbe lasciare"

REGGIO EMILIA – Aut aut di Terminal one alla curatrice fallimentare delle fiere di Reggio Emilia sull’asta per l’acquisto dei capannoni di via Filangeri. Lo lancia il presidente Guido Prati secondo cui, se entro luglio la procedura non sara’ espletata, non si escludono defezioni nella cordata di imprenditori che, dallo scorso gennaio si occupa della gestione delle manifestazioni al polo fieristico con un contratto in scadenza il 31 dicembre.

L’eventuale acquisto degli immobili a cui Terminal one e’ fortemente interessata, consentirebbe infatti non solo di ristrutturare i capannoni, ma anche una programmazione di piu’ ampio respiro. Spiega infatti Prati: “Terminal one e’ un’esperienza unica ed eccezionale perche’ Reggio Emilia, ma penso anche altre citta’, ben difficilmente possono portare ben 16 imprenditori di cui 12 reggiani che intendono collaborare per rilanciare uno spazio cosi’ importante della nostra citta’ che ha conosciuto cose ben note”.

Questi imprenditori, prosegue il presidente, “si rendono conto che questa iniziativa e’ tanto affascinante quanto difficile e ci hanno messo la loro faccia, i loro nomi e i loro soldi. Si rendono conto che gli investimenti da realizzare per rimodernare questi fabbricati che hanno quasi 30 anni di vita saranno ingenti, ma intendono impegnarsi in questa iniziativa”.

Tuttavia “nel corso di questi primi mesi di attivita’ ci siamo resi conto che la gestione di questo progetto con l’affitto del ramo d’azienda non e’ possibile e abbiamo chiesto solo una cosa: che l’asta venga celebrata il prima possibile in modo che l’aggiudicazione, a chi la vincera’, avvenga entro luglio, prima delle vacanze, in modo da poter fare la programmazione”. Ad oggi, sottolinea invece Prati, “non sappiamo ne’ quando si fara’ l’asta e nemmeno con quali modalita’. In questo clima di incertezza non riusciamo a gestire questo progetto economicamente e gestionalmente e se questo non e’ possibile qualcuno potrebbe decidere di abbandonare”.

Sottolineando che “ci sono anche altre realta’ a gestione pubblico-privata a cui guardare”, il gestore degli eventi fieristici ribadisce: “Non vorremmo doverci trovare a settembre o ottobre a dover partecipare ad un’altra gara per la gestione. Vorrebbe dire che invece di essere apprezzati per il nostro progetto, siamo utilizzati per scopi che non comprendiamo. Ma non siamo lo strumento di nessuno”. Rispetto alla presunta cordata asiatica che si sarebbe fatta avanti per comprare i capannoni, mettendo sul piatto un’offerta di sei milioni, Prati non si scompone: “Non conosciamo queste persone e al momento non e’ un nostro problema. Se si presentera’ l’affronteremo” (Fonte Dire).