Dora, biscotti e dignità: prende piede il market solidale

L'emporio solidale, in un anno, ha fatto risparmiare alle famiglie 75mila euro

REGGIO EMILIA – Le famiglie sull’orlo dello scivolamento nella poverta’ vanno a farci la spesa gratuitamente, spendendo punti di una tessera al posto di euro. Ma tra gli scaffali di Dora – il primo emporio solidale di Reggio Emilia per persone fragili seguite dai servizi sociali del Comune – i clienti non trovano solo pasta, latte e biscotti, ma anche dignita’, rapporti umani e opportunita’ di rimettersi in carreggiata.

C’e’ infatti chi ha perso il lavoro e si e’ iscritto ad un corso di formazione professionale per trovarne un altro (in 13 ci sono riusciti) e chi, con i soldi risparmiati sulla spesa – circa 75.000 euro in un anno – ha avviato un suo progetto. Qualcun altro, infine, non avendo diritto ad esenzioni sanitarie, si avvale delle cure del medico volontario che si reca una volta al mese all’emporio.

Le storie sono emerse questa mattina, quando la struttura, aperta l’8 aprile del 2017 grazie ad un finanziamento della Fondazione Manodori, ha festeggiato il suo primo anno di attivita’ svolta materialmente da 41 cittadini volontari. In 12 mesi l’emporio, realizzato su un’idea dell’associazione di volontariato Dar Voce nei locali sfitti concessi da Fer nel quartiere Gardenia, e’ stato frequentato da 51 famiglie, pari a 179 persone (gli italiani sono 23, la maggioranza) di cui 79 minori (per i quali c’e’ pure un apposito spazio per giocare mentre i genitori fanno la spesa).

Con l’aiuto di sette realta’ istituzionali e del terzo settore (Protezione civile, Comune di Reggio Emilia, Auser, Caritas e le associazioni Servire l’uomo, Solidarieta’ e Papa Giovanni), 5 scuole reggiane e 75 aziende che hanno donato generi alimentari, i “reparti” del supermarket solidale si sono riempiti di oltre 53.000 prodotti fra alimentari cura della casa e igiene.

“Siamo fieri del nostro ‘supermercato delle relazioni’ – commenta Federica Severini di Dar Voce – che e’ un luogo bello anche fisicamente, perche’ la poverta’ non necessariamente va vissuta senza dignita’”. Cecilia Pignanoli, coordinatrice del progetto, aggiunge: “In un anno abbiamo messo solide radici e abbiamo aperto una porta su bisogni che forse prima non si vedevano, affrontandoli come se fossimo tutti una famiglia”. Gianni Borghi, presidente della Fonddazione Manodori, parla “di una best practice in cui abbiamo creduto, scegliendola tra 65 proposte pervenute in risposta ad un nostro bando, che da 5 anni ha sostituito i contributi erogati diffusamente sul territorio”.

Per Matteo Sassi, vicesindaco con delega al Welfare, “quando si mettono insieme buoni valori e buone risorse, non solo economiche ma anche umane e relazionali, i risultati si vedono. Il Comune e’ in campo e lo sara’ anche prossimamente, perche’ sta lavorando ad una convenzione per dare a questo progetto gambe ed un lungo futuro davanti”.