Centro musulmano, don Taglini: “Veggia rischia di diventare un ghetto islamico”

Il parroco di S. Antonino interviene sull'ipotesi di costruire una moschea sul terreno dove sorgeva l'ex mattatoio: "L'abitato rischia di diventare il Bronx dell'area comunale di Casalgrande"

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CASALGRANDE (Reggio Emilia) – “La Veggia rischia di diventare fra vent’anni un ghetto islamico”. Non usa mezzi termini don Carlo Taglini, parroco di S. Antonino di Veggia che, in un documento inviato ai giornali, affronta il tema della costruzione di una moschea (ma sarebbe meglio parlare di centro culturale islamico o associazione culturale, ndr) nella frazione casalgrandese. Si tratta di un’area che la comunità islamica di Sassuolo si è aggiudicata all’asta, quella dell’ex macello Fiorini (foto), di oltre 2mila metri quadrati. Qui dovrebbe sorgere il centro culturale islamico. Il condizionale è d’obbligo perché, per ora, la comunità islamica al Comune non ha chiesto nulla e non ha intrapreso nessun percorso di tipo amministrativo.

Ma torniamo a don Taglini che, evidentemente, preferisce mettere le mani avanti. Scrive il parroco: “La popolazione di Veggia è oggi di 1.200 abitanti, con una presenza di 200 stranieri, pari a una percentuale del 20% (sarebbe il 16 e qualcosa, ma il sarcerdote arrotonda un po’, ndr), superiore del doppio alla media comunale che è dell’8,5% di stranieri. Se si vuole favorire una integrazione fra residenti e stranieri occorre che questi ultimi non formino dei ghetti, ma si distribuiscano in modo armonioso su tutto il territorio comunale. Al già elevato numero di musulmani residenti, vogliamo ora aggiungere un centro islamico a Veggia?”.

Aggiunge il sacerdote: “Un centro islamico fungerebbe da polo d’attrazione per altri musulmani. Occorre assolutamente evitare, per il bene nostro e anche dei musulmani, di creare dei ghetti che sono inevitabilmente fonti di chiusure e focolari di tensioni e violenze”. Don Taglini scrive poi che il centro islamico potrebbe richiamare gruppi di musulmani di 500-600 persone che “affluiranno nel quartiere di Veggia-Via Mulino con il rischio di creare confusione e degrado nelle vie adiacenti e nell’enorme parcheggio necessario. Qualcuno dovrebbe spiegare quale dovrebbe essere l’utile del quartiere che vedrebbe sconvolta la propria tranquillità solo per recuperare un’area che potrebbe invece essere destinata a parco cittadino”.

Aggiunge il parroco: “Questo centro sarà una specie di astronave aliena caduta in mezzo a un piccolo borgo operaio che potrebbe vivere con paura, rabbia e risentimento questa realtà: l’abitato di Veggia rischia di diventare il Bronx dell’area comunale di Casalgrande. Tra il numero eccessivo di stranieri e una scuola coranica, il paese rischia la disintegrazione sociale”. Don Taglini conclude con alcune proposte. La prima è che l’associazione islamica “trovi un’area più adatta, in una zona più ampia e spaziosa, dove costruire un edificio adatto che non entri in conflitto con i residenti”. Poi invita i musulmani a “collaborare con i cristiani per l’aiuto ai bisognosi” dato che in questo particolare momento avverto “il dramma dell’emergenza sfratti che colpisce anche famiglie musulmane con tre o quattro figli che, dal giorno alla notte, si ritrovano per strada. Non sarebbe meglio che la Comunità islamica di Sassuolo costruisse abitazioni per questi poveri, anziché un centro ricreativo e culturale?”.

Conclude don Taglini: “Auspico la nascita di un comitato di residenti di Veggia che possa dialogare con serenità con l’associazione islamica e l’amministrazione comunale per cercare una soluzione che possa venire incontro alle esigenze di tutti e che sia ben accetta a tutti”.

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