Arena Campovolo, lavori in ritardo di cinque mesi foto

Siamo stati nell'area in cui dovrebbe sorgere la megastruttura capace di ospitare concerti da 100mila posti, ma ci sono solo buche e i rimasugli della festa Pd. L'Ati, che dovrebbe dirigere i lavori di costruzione dell'area, risulta inattiva alla Camera di commercio

REGGIO EMILIA – Ma quando cominciano i lavori di costruzione dell’arena Campovolo? Per ora, al 10 aprile 2018, non c’è ancora una data certa. Se volessimo trovare elementi sicuri in questa vicenda, per quanto riguarda le date, dovremmo rivolgerci ai comunicati dell’amministrazione comunale: e se stiamo a questi, le opere sono in ritardo di almeno cinque mesi pieni. Era infatti il luglio 2017 quando l’amministrazione, in un comunicato, dichiarava: “In ottobre è previsto l’avvio dei lavori e l’obiettivo è inaugurare la struttura nell’estate (2018, ndr)”.

Non è andata così: è aprile e al Campovolo non c’è traccia di cantiere. Non è stata recintata l’area delle operazioni; non c’è il cartello obbligatorio con l’indicazione della ditta esecutrice, dei progettisti e dei tempi. Niente di niente. Ci sono buche nel terreno, che potrebbero indicare l’inizio di una analisi sui terreni; ma potrebbe anche trattarsi soltanto dei resti dei lavori necessari a togliere i fili di rame dal sottosuolo. La zona infatti era dotata di un impianto elettrico fisso e interrato, oggetto negli anni passati delle attenzioni dei ladri. Insomma, vista anche l’assenza di operai che in zona, la domanda resta inevasa: quando partono le operazioni di costruzione della più grande Arena spettacoli all’aperto d’Europa?

Il progetto ha subito in corso d’opera modifiche e miglioramenti, facendo aumentare parecchio le stime dei costi di realizzazione a carico dei privati. Ora i promotori del progetto spostano il taglio del nastro dell’opera “nella seconda metà del 2019“, ovvero dopo le prossime elezioni amministrative, a fronte di un verbale di aggiudicazione di gara – datato 7 luglio 2017 – nel quale invece si parlava di avvio della fase di gestione degli eventi entro l’estate 2018. Poi c’è la questione della convenzione del canone annuo di 130mila euro, da destinare alla società Aeroporto, che non è ancora stata firmata. E infine una Ati che, soltanto dopo il termine dei lavori preliminari, si costituirà ufficialmente in società di progetto e che ora risulta inattiva alla Camera di commercio.

Abbiamo chiesto a Coopservice, capofila delle imprese che dovranno curare l’allestimento dell’Arena: dalla cooperativa ci rassicurano sul fatto che è partita l’analisi preliminare dei terreni. Si tratta di una operazione importante, visto che nell’ultima parte della Seconda Guerra mondiale tutta l’area vicina alle Reggiane e all’aeroporto fu oggetto di intensi bombardamenti: nel terreno potrebbe essere sepolto qualche residuato pericoloso.

Per renderci conto dell’avanzamento dei lavori, venerdì 6 aprile siamo stati nell’area: ma a parte questi fori nel terreno, compatibili con eventuali carotaggi, non abbiamo trovato alcuna indicazione di un inizio cantiere: né un cartello né una reciznione. Non solo: su tutta l’area della ex Festareggio sono sparsi materiali in uso alla festa; i capannoni che fungevano da ricovero per strutture e celle frigorifere sono aperti e paiono in fase di dismissione. Ma nella zona prevale di fatto un caos che rende il paesaggio più simile a quello di una discarica che ad un cantiere. I materiali ferrosi sono abbandonati alla rinfusa; tavoli, sedie, traversine, rettangoli di legno e lamiera appaiono ammucchiati in ordine sparso; la grande baracca che ospitava la direzione della festa è ancora lì al suo posto ma appare ormai come un relitto del passato. In quello che è sempre stato il cuore pulsante dei valori, della partecipazione popolare della sinistra reggiana, oggi domina l’abbandono, il disordine, un forte senso di negligenza.

Le bandiere del Pd lasciate attaccate in cima ai lampioni, lise e ingrigite dalle piogge degli ultimi mesi, paiono una metafora dello stato attuale del partito; là dove si incontravano i più importanti e riveriti leader nazionali regna un silenzio che appare non potersi incrinare, neppure di fronte al rumore di fondo di qualche auto di passaggio legata all’attività degli hangar dell’aeroporto. I camion di terra che scaricheranno nell’area della nuova Arena, seppelliranno almeno trenta anni di storia, senza che nessuno sembri darsene troppa preoccupazione.

La situazione che descriviamo non sembra collimare con quanto ci ha descritto Coopservice, almeno non del tutto. Abbiamo allora deciso di fare qualche altra verifica. Chiediamo al Comune di Reggio qualche spiegazione: in maniera non ufficiale ci viene risposto che non risultano ritardi e che sono iniziate le operazioni di sgombero dell’area; ma anche che per avere notizie più precise occorre parlare con l’Ati (associazione temporanea di imprese tra Coopservice, Consortile Campovolo e Nial Nizzoli, ndr) che si è aggiudicata il project financing.

Contattiamo Demos Salardi, che in quanto amministratore della Consortile campovolo, una delle società che compongono l’Ati, dovrebbe essere informato su quanto sta accadendo. Salardi ci informa sul fatto che l’Ati non sarebbe ancora attiva e che per ogni informazioni occorre rivolgersi non a lui ma alla capofila, cioè Coopservice. Facciamo qualche verifica anche sulla società di cui Salardi è amministratore unico, ovvero la Consortile Campovolo: si tratta della società che accomuna diversi operatori del settore dello spettacolo tra cui Ferdinando Salzano di Friends e Partner (la ‘scuderia’ che annovera Ligabue e diversi big della musica italiana) e lo storico manager del ‘Liga’ Claudio Maioli. Ebbene, la società risulta inattiva: ma potrebbe trattarsi di un ritardo dei sistemi informatici delle Camere di commercio nel recepire un eventuale cambio di status.

Insomma, qualcosa, in questo quadro, sembra proprio non tornare: a luglio 2017 il comune prevedeva l’avvio dell’attività entro l’estate 2018. Ad aprile 2018, l’Arena Campovolo non c’è: al suo posto, solo i rimasugli della fu Festareggio.