Aemilia, Paolini: “Sono un venduto: ho votato tutti”

L'imputato: "Anche Maria Sergio me lo chiese. Per me uno valeva l'altro. Ma ho aiutato anche Cataliotti e Filippi e ho votato la Spaggiari e Del Bue. Spostavo 50-60 voti"

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – “In politica sono un venduto. Ho votato tutti: se tizio mi chiede una mano, gliela do”. Parola di Alfonso Paolini, 65 anni, che nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta in cui e’ imputato viene definito dall’accusa come uno dei partecipi del sodalizio dotato di “influenza nonche’ capacita’ affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano”.

Di fatto una sorta di addetto alle pubbliche relazioni, con ottime entrature sia tra le forze dell’ordine reggiane e calabresi (con cui si sarebbe adoperato per “velocizzare” certe pratiche di rinnovo armi) sia tra i politici: fra questi l’esponente di Forza Italia condannato in appello Giuseppe Pagliani. Paolini tira anche in ballo Maria Sergio, moglie dell’attuale sindaco Luca Vecchi, e dice nelle dichiarazioni spontanee rese oggi in aula: “Questa ragazza e’ cugina di mia moglie. La conosco da quando studiava e non mi ha mai chiesto niente. Ha chiesto il voto: va beh, glielo do il voto, tanto uno vale l’altro”.

E ancora: “Il sindaco che c’e’ adesso l’ho votato pure quello, sono stato pure a fare un aperitivo con lui che mi hanno chiamato al circolo Insieme”. Pagliani invece “l’ho conosciuto nel 2010 in una spaghetteria di qua: mentre stavo pranzando si e’ avvicinato e mi ha chiesto se gli davo una mano”. Ma non solo, prosegue Paolini, “nel 2009 ho aiutato anche l’avvocato Cataliotti (Liborio, ex capogruppo del Pdl in sala del Tricolore) che si era candidato ed eravamo giu’ a Cutro per la festa del Crocefisso e anche Fabio Filippi (gia’ consigliere azzurro in Regione)”.

Aggiunge l’imputato: “Ho votato anche Salvatore Scarpino, l’ex sindaco Antonella Spaggiari e Mauro Del Bue dei socialisti. Anche Luigi Piscopo (candidato civico) che adesso e’ morto”. Insomma “sia Pd che Pdl, non mi interessa niente. Ho votato a tutti, sono un venduto”. A domanda del presidente della Corte Francesco Caruso, Paolini specifica che i voti che poteva spostare “erano 50 o 60, quelli di familiari, amici, o operai che lavoravano con me da anni”.

Poi ricorda i suoi trascorsi da imprenditore legato al calcio, i suoi viaggi verso il sud con ospiti delle forze dell’ordine a bordo, che approfittavano della sua auto di lusso per un passaggio verso Roma, tra cui l’ex questore di Reggio Gennaro Gallo. “Con lui ho fatto una trentina di cene e a casa sua ci andavo spesso”. A proposito di cene, Paolini cita poi anche quelle in casa e nella “tenuta di caccia” a San Polo d’Enza, dei noti imprenditori reggiani dell’ortofrutta “Cagna e Benelli”. Tutto questo pero’ secondo Paolini, striderebbe con l’accusa di associazione mafiosa che gli viene contestata: “Se davvero ero della ‘ndrangheta non andavo a spasso cosi’ visibilmente con le forze dell’ordine. Mi trovo qui perche’ ero amico di tutti, in 40 anni ho conosciuto l’80% di Reggio Emilia”.

Prima di Paolini ha parlato per circa un’ora e mezzo un altro imputato, Gaetano Blasco, su cui gravano una trentina di capi di imputazione tra cui estorsione e false fatturazioni. “Sono un commerciante, non recupero soldi con estorsioni come dice Antonio Valerio (collaboratore di giustizia). Non ho fatto neanche il militare, una pistola non so come si usa”. Rivolgendosi ai pm, Blasco dice infine: “Andate a rileggere le intercettazioni delle telefonate e vedete chi prende in giro questo tribunale, se io o Valerio” (Fonte Dire).

Più informazioni su