La Incerti: “Serve un piano di sostegno alle attività agricole”

La candidata del Pd: "Vorrei occuparmi di quella che è la cura del territorio, dalla montagna alla pianura"

REGGIO EMILIA – “Quando sarò eletta mi voglio occupare subito del settore agroalimentare che è strettamente connesso al tema della tenuta del territorio. E’ un comparto importante nella nostra provincia che sta andando incontro a grandi innovazioni, con imprenditori giovani che vi lavorano. Intendo valorizzare il comparto con un piano di sostegno alle attività agricole, consolidando le infrastrutture, tutelando e promuovendo i prodotti della nostra terra”.  Lo dice Antonella Incerti, deputata uscente del Pd e candidata nel collegio uninominale 11 alla Camera, intervistata da Reggio Sera.

Parliamo di lavoro. La vera sfida oggi è migliorare la qualità dell’occupazione. Qual è il vostro programma?
E’ un tema che continua ad essere al centro dell’attenzione del Pd. Negli ultimi due o tre anni l’occupazione ha segnato dati positivi. E’ vero che abbiamo tante situazioni ancora da affrontare. Ci sono settori che soffrono di una certa precarietà di salari e stipendi ancora bassi.

Voi volete introdurre il salario minimo. Come funziona?
Sì, secondo noi sotto i dieci euro l’ora non si può scendere e non sono ammissibili contratti al di sotto di questo limite. Puntiamo anche ad aumentare le tutele per i lavoratori, oltre a prevedere ulteriori sgravi contributivi per l’assunzione degli under 35 e maggiori incentivi per l’imprenditoria giovanile.

Come farete a farlo rispettare?
Ci sono sempre le parti sociali a cui bisogna fare riferimento.

Passiamo al tema degli aiuti alle imprese
Noi abbiamo fatto l’operazione per la decontribuzione e per gli incentivi alle imprese. L’estensione del contratto a tempo indeterminato deve essere il nostro obiettivo. Nel 2018 abbiamo portato a casa la decontribuzione al 50 per cento (dei contributi pensionistici da versare) e al 100 per cento nelle regioni del sud per gli assunti under 35. Abbiamo inoltre ridotto l’Irap e l’Ires.

Il turismo. Reggio, recentemente, ha perso la sfida come capitale della cultura 2020 e non se la passa tanto bene da questo punto di vista. Cosa intendete fare?
Con l’ultima legge regionale sono stati definiti gli ambiti ottimali per lavorare su area vasta fra Piacenza, Parma e Reggio. Finora è mancata una regia complessiva, perché non si deve restare dentro ai confini amministrativi. Parma capitale della cultura è una buona occasione anche per noi se ci pensiamo come area vasta. La Mediopadana può essere un volano per tutta l’area. “Destinazione turistica” è un progetto concreto. E’ l’idea di un portale unico che mette in rete tutte le offerte possibili. Bisogna che ci pensiamo un po’ più larghi.

Cosa pensa di fare per il suo collegio?
Io vorrei occuparmi di quella che è la cura del territorio, dalla montagna alla pianura. Poi c’è il sistema di tutele del territorio, del sistema idrogeologico che va ripensato complessivamente per le emergenze che ci sono state, partendo dalle infrastutture e dai lavori pubblici. La cura del territorio è fondamentale dal punto di vista ambientale.

Sul suo territorio c’è stata la chiusura di Ostetricia a Castelnovo Monti. Il suo mantenimento sarebbe stato fondamentale per fare restare la gente in montagna. Non crede?
La chiusura c’è stata, ma ginecologia è rimasta e mi sembra che funzioni. Mi piacerebbe che si facesse un discorso più complessivo. Il presidio ospedaliero resta e anzi c’è stato un rafforzamento con quattro milioni di investimento. C’è il sistema socioassistenziale che va ripensato. Non mi pare che ci si debba soffermare solo sulla chiusura di ostetricia, ma che si debba ragionare complessivamente sulla sanità pubblica in generale della montagna.