Isis, arrestato un italo-marocchino: perquisizioni anche a Reggio video

E' ritenuto l'autore del primo documento Daesh in italiano. Creò social con messaggi del portavoce dello stato islamico. Nei guai anche un giovane reggiano

REGGIO EMILIA – Perquisizioni, da parte della polizia, anche nella nostra città nei confronti di soggetti legati ad ambienti dell’estremismo islamico all’interno di un’indagine dell’Antiterrorismo coordinata dalla procura di Torino che ha visto arrestato questa mattina un italo-marocchino, Elmahdi Halili, 23 anni, autore del primo testo di propaganda dell’Isis in italiano. L’accusa per lui è di “partecipazione all’associazione terroristica dello stato islamico”.

arresto

I 13 decreti di perquisizione sono stati emessi nell’ambito dell’indagine che ha portato in carcere Halili e sono scattati a Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia.  Nella nostra città, in particolare, è stata perquisita dalla Digos la casa di un giovane a cui è stato sequestrato il cellulare che ora sarà esaminato. Il 35enne, Luca Aleotti, che al momento non è indagato, è già stato coinvolto in passato in un’inchiesta in cui era stato indagato per istigazione al terrorismo e a febbraio aveva finito di scontare la sorveglianza speciale.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche alcuni italiani convertiti all’Islam, oltre a cittadini di origine straniera: l’accusa ipotizzata nei loro confronti è di aver svolto una campagna di radicalizzazione e proselitismo sul web.

Quando il 30 agosto del 2016 il capo della propaganda e portavoce dell’Isis Abu Mohammed Al Adnani fu ucciso ad Aleppo, Elmahdi Halili creò una piattaforma social dove pubblicò tre diverse playlist con i messaggi più famosi del braccio destro di Al Baghdadi, compreso quello in cui dava l’ordine ai lupi solitari presenti in Europa di scatenare la campagna di terrore che ha portato alle stragi del 2015. E’ quanto hanno accertato gli investigatori della Polizia nell’inchiesta che ha portato in carcere l’italo marocchino.

L’indagine è partita alla fine del 2015, quando Halili ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo proprio per la pubblicazione sul web di una serie di documenti dell’Isis.

Come hanno spiegato il questore di Torino Francesco Messina e il capo della Digos Carlo Ambra, Halili identificava soggetti che potessero agire come ‘lupi solitari’. Aveva contattato e in alcuni casi anche incontrato, italiani convertiti, ghanesi, marocchini, spesso già noti alle forze dell’ordine. Al momento dell’arresto ha gridato: “Tiranni! Vado in prigione a testa alta”.

“Halili stava studiando come preparare il camion per compiere un attentato, siamo intervenuti in tempo” ha detto Messina, “si informava sull’utilizzo del coltello dove e in che modo colpire”. “Era il momento di intervenire, non potevamo permetterci di aspettare che individuasse l’obiettivo. Si sono configurati gli elementi di un’azione immediata. Si tratta di un soggetto molto motivato, senza nessuna intenzione di ravvedersi”.