Influenza, è una strage: a letto 60mila reggiani

I dati del rapporto influenzale intermedio in Emilia-Romagna. A Reggio calano dell’8.7% le persone che si vaccinano contro il virus. Colpiti soprattutto i bambini tra 0 e 14 anni. Quattro i casi gravi tra gli over 65

REGGIO EMILIA – E’ di 78 casi gravi e 14 decessi il bilancio, aggiornato al 31 gennaio 2018, della stagione influenzale 2018 in Emilia Romagna. La stragrande maggioranza di essi è composto da persone che hanno più di 65 anni. Si stima che fino ad ora nella nostra Regione si siano ammalate circa 534mila persone. In provincia di Reggio gli “allettati” ammontano a circa 63.900 (11.9% della popolazione totale). I ricoverati per infezioni respiratorie acute e sindromi da distress respiratorio acuto sono stati 4 e fortunatamente nessuna di loro ha perso la vita. Diverso il caso di Bologna che ha fatto registrare 24 casi gravi e 2 decessi e di Piacenza con 11 ricoverati e 5 pazienti che non ce l’hanno fatta.

Dai dati del Report epidemiologico intermedio della Regione Emilia Romagna risulta che la stagione influenzale 2017-18 ha avuto un inizio anticipato, simile a quello dell’anno scorso, e ha raggiunto una intensità molto elevata. La curva epidemica mostra un’iniziale discesa nella terza settimana del 2018, per poi riprendere a salire nella quarta settimana. L’aumento riguarda quasi esclusivamente le fasce di età 0-4 e 5-14 anni e l’incidenza massima raggiunta nella seconda settimana del 2018 è stata 16,1 casi per 1.000 assistiti. La fascia di età più colpita a livello numerico è, anche in questa stagione, è quella dei bambini di età compresa tra gli 0 e i 4 anni. Segue la fascia 5-14 anni.

I virus influenzali
Il sistema di sorveglianza virologica nazionale Influnet monitora i virus circolanti nella stagione epidemica tramite l’analisi dei tamponi prelevati dai medici sentinella. Questa stagione è caratterizzata da una netta predominanza del virus B sia a livello regionale che nazionale. Nell’ambito dei virus A prevale il ceppo H1N1 mentre, a differenza degli anni passati, al momento il sottotipo H3N2 è praticamente assente.

I casi gravi
La maggior parte dei 78 casi gravi ha interessato persone di età superiore a 65 anni, mentre le fasce più giovani e i bambini sono state meno interessate. I casi che presentavano precedenti fattori di rischio sono 67: di questi 45 non risultano vaccinati (67,2%). Due donne in gravidanza hanno contratto una forma grave di influenza (virus A – H1N1) e anch’esse non erano vaccinate. Questo conferma un’insufficiente copertura vaccinale delle persone a rischio per patologia. Nel confronto con le stagioni epidemiologiche precedenti, a partire dal 2009, risulta che il tasso più alto di mortalità risale al 2014/2015 in cui persero la vita 54 pazienti e i casi gravi furono ben 169. Nel 2016/2017 i morti a causa dell’epidemia furono 32 e 68 i ricoverati.

Calo vertiginoso a Reggio della copertura influenzale
Quanto alla copertura vaccinale per il virus influenzale Reggio è penultima in Regione con un misero 47.5%. Nel 2016/2017 la percentuale di coloro che avevano scelto di tutelarsi rispetto era del 65.2%. Il calo quindi è significativo e si attesta sull’8.7%. Peggio di noi ha fatto solo Parma con il 39.2%. I più diligenti in questo senso sono gli imolesi che fanno segnare un 54.6%, risultato sopra la media regionale del 49.8%.

Giacomo Magnani. primario del reparto malattie infettive

Il primario Magnani: “All’appello manca un ceppo virale, che speriamo non arrivi mai”
I sintomi? Tosse secca, mal di testa, febbre alta, brividi, dolori a muscoli e articolazioni, problemi all’intestino. A questi si aggiunge insonnia e perdita di appetito. La sindrome influenzale quest’anno si è fatta sentire e, pur non risparmiando gli over 65, tra i quali si segnalano i casi più gravi, ha colpito soprattutto i bambini. Tanto che nel reparto di Pediatria del Santa Maria Nuova è stato necessario aggiungere letti per i ricoveri. Basti pensare che da una media di 750 bimbi ricoverati durante i mesi “tranquilli” si è passati ai 1370 di dicembre e ai 1500 di gennaio. Un numero enorme e in gran parte dovuto all’eccessiva preoccupazione delle famiglie.

“L’incidenza dell’epidemia influenzale è stata abbastanza alta tra dicembre e gennaio. Il virus ha colpito soprattutto i bambini e gli anziani – spiega Giacomo Magnani, primario del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria Nuova – I ceppi virali che ci aspettavamo erano tre: B, H1N1 e H3N2. Di solito il primo a diffondersi è l’H3N2, poi l’H1N1 e infine il B. Quest’anno il primo a comparire è stato il B, seguito dall’H1N1. Al momento l’H3N2 non si è visto, ed è una fortuna – conclude il primario – visto che si tratta della forma virale più aggressiva e sulla quale i vaccini hanno un’efficacia relativamente bassa”.