Discarica di Poiatica, servono altri rifiuti per chiuderla

Secondo uno studio commissionato dalla Regione, servirebbero circa 800.000 metri cubi di nuovi rifiuti leggeri e mezzo milione di metri cubi di argilla per colmare un dislivello che potrebbe provocare frane. Il sindaco Bini: "Non se ne parla nemmeno"

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CARPINETI (Reggio Emilia) – Non c’e’ pace per la discarica Iren di Poiatica di Carpineti, sull’Appennino reggiano. Aperto nel 1995 l’impianto ha cessato la sua attivita’ con l’approvazione del piano regionale dei rifiuti del 2016, anche se dal 2013 la multiutility si e’ battuta con le unghie e con i denti per mantenerla aperto. Tutto finito dunque? No, perche’ anche sulle modalita’ di chiusura definitiva del sito – tra l’altro al centro di un’inchiesta della Dda sul conferimento illecito di rifiuti pericolosi – non c’e’ ad oggi un accordo tra Regione e territorio.

Tra le cataste di rifiuti, infatti, esiste un dislivello che causa criticita’ legate al drenaggio delle acque superficiali e alla stabilita’ dei versanti, con il rischio di erosioni, cedimenti, infiltrazioni e frane. E per colmarlo servono circa 800.000 metri cubi di nuovi rifiuti leggeri e mezzo milione di metri cubi di argilla, prelevati dallo stesso polo di cave. A dirlo e’ il dipartimento di ingegneria chimica, civile, ambientale e dei materiali (Dicam) dell’Universita’ di Bologna, nello studio che gli e’ stato affidato a dicembre del 2015 dall’ente regionale Atersir. La conclusione dell’analisi, per cui “non ci sono alternative al conferimento finale di materiale di rifiuto quali riempimento leggero”, e’ stato di recente comunicata dall’assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo al consigliere di Sinistra Italiana Yuri Torri, che aveva chiesto ragguagli sul documento con un’interrogazione.

La proposta di ulteriore conferimento fa pero’ infuriare il sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione Comuni dell’Appennino reggiano, Enrico Bini, che dice: “Concordiamo con la necessita’ evidenziata dallo studio di provvedere quanto prima all’intervento di chiusura e ripristino ambientale, per garantire la degradazione dei rifiuti in piena sicurezza e per ristabilire l’equilibrio idrogeologico della zona”. Ma c’e’ un aspetto, continua Bini, “che non possiamo in alcun modo accettare, e parlo come presidente dell’Unione ma anche a nome di tutti i sindaci del territorio: a Poiatica non deve piu’ arrivare alcun rifiuto, di nessun genere”.

Il ripristino e la messa in sicurezza dei luoghi, viene auspicato, “sia effettuata con materiali naturali, argille o terre adatte per peso specifico e caratteristiche fisico-chimiche idonee”, ma di questo, chiosa Bini, “dovremo discutere a livello provinciale, in quanto la decisione finale sara’ da prendere in tale ambito”. In merito al finanziamento dell’operazione, su cui la Regione “non ritiene vi siano i presupposti per interventi a carico del proprio bilancio”, il reggiano afferma: “Ci confronteremo con Iren ma riteniamo che a sostenerlo dovrebbe essere chi nel corso degli anni ha ricavato utili importanti dalla gestione della discarica, quindi la stessa Iren”.

Insomma “su tutti gli aspetti si puo’ aprire una discussione per affrontare insieme il percorso, ma il punto fermo per noi e’ che nessun ulteriore rifiuto dovra’ arrivare a Poiatica”, ribadisce il primo cittadino. Intanto, sempre nella risposta all’interrogazione, Gazzolo ha assicurato “la disponibilita’ ad accompagnare i territori sul versante politico in tale importante percorso, al fine di giungere ad una scelta condivisa e che assicuri la massima sicurezza del sito”.

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