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Il Cattaneo: “Voti rossi a M5S, Leu e Lega, addio zona rossa”

Secondo l'istituto tramonta l'egemonia Pd su Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria

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REGGIO EMILIA – Anno dopo anno, uno dopo l’altro, gli elettori del Pd hanno messo in atto un esodo talmente vasto che oggi raggiunge un dato storico: l’Istituto di ricerca Cattaneo certifica che la ‘zona rossa’ del centro Italia (composta da Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) non c’e’ piu’, e’ ormai tema da archeologica politica.

E dove sono andati i voti dem? Prima di tutto verso il Movimento 5 stelle e, in misura minore, a sinistra, a Liberi e uguali; in piu’ va considerato “un consistente rifugio nell’astensione”. Per dirla con il Cattaneo: l’elettorato tradizionale del centrosinistra “ha perso una porzione consistente dei suoi elettori fedeli o fidelizzati nel corso degli anni a favore dei partiti rivali, tra cui M5s, LeU e, in alcuni contesti (Bologna, Ferrara, Parma, Perugia), anche Lega”.

In quest’ultimo caso, “piu’ che l’insoddisfazione nei confronti della classe politica locale o nazionale sembrerebbe aver pesato la questione dell’immigrazione e il tema, in parte correlato, della percezione della sicurezza individuale”. Peraltro, i passaggi di voto tra il Pd e la Lega, visibili nelle realta’ cittadine, potrebbero essere stati anche superiori nelle aree al di fuori di grandi centri urbani o nelle zone piu’ periferiche delle citta’. Chi non ha abbracciato gli ex nemici politici, ha semplicemente deciso di stare a casa.

“Una parte degli elettori delusi o disorientati del centro-sinistra” si e’ “rifugiata nell’astensione. In media, piu’ di un elettore del Pd su dieci non si e’ recato alle urne nel 2018, soprattutto nelle citta’ dell’Emilia-Romagna dove la competizione con i candidati di Liberi e uguali e’ stata piu’ forte. In questo senso, il derby elettorale che si e’ giocato nell’ambito del centrosinistra ha finito per disorientare e alla fine demotivare una quota consistente dell’elettorato tradizionale del centro-sinistra”, sentenzia il Cattaneo.

Dall’analisi dei flussi su sette citta’ delle regioni rosse emerge poi come la sfida dentro l’area del centrosinistra non abbia allargato dei consensi per Pd e LeU, ma e’ rimasta “tutta all’interno del contesto, peraltro sempre piu’ ridotto, della sinistra e del centrosinistra”. LeU ha drenato “la maggior parte dei propri consensi dal Pd, senza alcun recupero consistente ne’ dall’astensione ne’ da altri partiti rivali”.

La scissione dal Pd “non ha comportato dunque un’espansione dell’elettorato di centrosinistra, ma una sua ulteriore riduzione a favore degli altri schieramenti politici o del magma indistinto del non-voto”. Eppure, ammette l’Istituto Cattaneo, “non tutto e’ dunque perduto per il centrosinistra delle regioni rosse, ma recuperare il terreno perso verso l’astensione e verso i partiti portatori di un messaggio di cambiamento radicale non sara’ affatto facile. Quel che e’ certo e’ che l’epoca della red belt italiana e’ ormai alle nostre spalle”.

Fu proprio il Cattaneo, nel 1968, a inquadrare la specificita’ delle “regioni rosse” e oggi “puo’ certificare la fine degli elementi che avevano caratterizzato, sempre piu’ debolmente, il comportamento elettorale dei cittadini di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche”. Qui l’area dei partiti di centro-sinistra ha perso quasi 30 punti percentuali, passando dal 59,2% del 1968 all’attuale 30,1%.

L’erosione si vide nel 2013 quando irruppe il M5s; ora pero’, per la prima volta, nelle quattro regioni il primo partito non e’ piu’ il Pd battuto dai pentastellati e il centrodestra supera per la prima volta la coalizione di centro-sinistra. L’unica regione dove la tendenza e’ meno marcata e’ la Toscana: qui il Pd continua ad essere il partito piu’ votato, nonostante una perdita di consensi di oltre 200.000 voti.

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