Binario49, cultura e bellezza contro il degrado

A fine aprile l’inaugurazione del nuovo locale che aprirà in via Turri al posto del Centro Reggio Est. Bar, ristorante e servizi al cittadino. I gestori: “Cambiamo l’immagine del quartiere e portiamo i reggiani a frequentarlo”

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REGGIO EMILIA – A fine aprile una grande novità sbarcherà in via Turri. Si tratta di un incubatore sociale che prenderà il posto dell’ormai dismesso centro Reggio Est. Ma di cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto a Claudio Meglioli e Alessandro Patroncini, due dei componenti dell’associazione culturale “Casa d’Altri”. Sono stati loro, insieme a Khadija Lamami, ad avere l’idea di realizzare, nei 250 metri a disposizione al civico 49, un luogo di ritrovo e di ristoro bello e accogliente, un vero e proprio caffè letterario in cui organizzare incontri culturali, dibattiti, concerti.

L’obiettivo è trasformare questo luogo in un punto di partenza per una lunga serie di iniziative sociali ed economiche, utili al quartiere e alla città. Per arrivare a questo traguardo l’associazione, di cui i tre fanno parte, si è posta come capofila di un gruppo allargato di associazioni, imprese sociali e onlus del terzo settore (Distretto di economia solidale, cooperative Ravinala, La Quercia, La Vigna, L’Ovile e Avvocati di strada). Così è nato “Binario 49” che ha ricevuto dal Comune la gestione gratuita degli spazi per un periodo di 8 anni.

Ragazzi come vi è venuta l’idea di dar vita a questo incubatore sociale?
Avevamo saputo che aleggiava l’intenzione di creare una mensa per richiedenti asilo al posto del Centro Reggio Est. Non ci sembrava l’idea migliore possibile né per i profughi, né per la zona. Così il 24 febbraio 2017 abbiamo elaborato un progetto con idee ben diverse e più adatte al rilancio di questa parte della città e abbiamo risposto alla manifestazione d’interesse del Comune.

Avete dialogato con i residenti?
Per un anno abbiamo organizzato incontri con il gruppo di residenti “La voce di via Turri”. Però con il passare del tempo i componenti di quel gruppo che venivano alle riunioni si era ridotto a due persone. Allora abbiamo pensato di dover parlare con tutto il quartiere e orientato il progetto in modo che possa dare opportunità non solo a chi vive in questa zona, ma a tutta la città.

Oltre a dare la gestione gratuita di uno spazio proprio, il Comune vi ha aiutato in qualche altro modo?
Nella manifestazione di interesse era previsto che dovesse essere il gestore a occuparsi della ristrutturazione degli spazi. Noi abbiamo partecipato, ma abbiamo chiarito che non avremmo potuto fare le ristrutturazioni a nostre spese. Però avremmo garantito ore di volontariato, personale, progetti, coordinamento dei gruppi di lavoro e tante altre cose. Ad esempio abbiamo contattato l’architetto Andrea Rinaldi chiedendogli un progetto che rendesse molto attraente l’interno e lui è stato disponibile a regalarcene uno. Alla fine è iniziato un dialogo con il Comune che ha accettato di investire 55 mila euro per la ristrutturazione del locale.

Che caratteristiche avrà Binario 49?
Per prima cosa sarà un luogo bello, perché qui in zona stazione c’è tanto bisogno di partire da questo. Ci servirà per smentire luoghi comuni su questa zona di Reggio e iniziare a dar vita a un cambio di immagine. Inoltre l’agenda degli eventi sarà molto ricca. Sarà un luogo di tutti. Non faremo una mera ristrutturazione dei locali, ma una rigenerazione urbana vera e propria. Porteremo molti contenuti, tra cui la cultura, in un luogo insolito.

Che servizi offrirà questo incubatore sociale?
Avremo uno spazio educativo, una zona per coworking, un ristorante, un bar, una zona palco per concerti, teatro e attività culturali, una libreria, un servizio di mediazione culturale e uno sportello di consulenza legale.

Avete già pensato agli orari di apertura?
L’idea è aprire tutte le sere visto che uno dei nostri obiettivi è regalare a questo quartiere un punto di luce. Durante il giorno vorremmo garantire fin da subito l’apertura di mattina e in pausa pranzo.

Avrete anche un servizio bar e ristorante. Sarà anche questo, come ce ne sono stati in passato, un luogo “no alcol”?
Non vogliamo sia un luogo no alcol. Questa misura in alcuni contesti può essere stata necessaria, ma noi vogliamo fare educazione al consumo responsabile di alcolici. Offriremo vini e cocktail di livello e di certo non daremo da bere a chi abbia superato una certa soglia di ordinazioni.

Sono molti i comitati in zona stazione. Che rapporto avete con loro?
Partecipiamo ai tavoli convocati periodicamente dell’assessore Maramotti in cui incontriamo i comitati. Abbiamo lanciato proposte. Ad esempio sul problema della prostituzione il comitato Reggio Est Sicura ha chiesto le ronde, noi abbiamo risposto con l’idea di tornei di dama serale. Il tutto nell’ottica di occupare gli spazi con dei contenuti.

Sbarcherete in un quartiere non facile monitorato costantemente dalle forze dell’ordine. Avete contatti con loro?
Abbiamo buoni rapporti con la Polizia Municipale. Stando qui da circa un anno ci siamo accorti di diversi problemi, ad esempio negli androni dei palazzi e il comandante Stefano Poma ci ha sempre ricevuti e ascoltati. Ci piacerebbe avere lo stesso dialogo con la Questura. Noi comunque non pensiamo che questo quartiere debba essere militarizzato, ma certamente controllato.

Il vostro arrivo probabilmente disturberà i traffici di chi delinque. Avete ricevuto minacce?
Per ora no, ma è vero che non abbiamo ancora aperto.

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