Aemilia, sorpresa: ci sarà un nuovo rito abbreviato

A Reggio è già stato scelto da Salvatore Muto sulle nuove accuse del Pm

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REGGIO EMILIA – Ci sara’ un nuovo rito abbreviato nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, che sara’ celebrato a Reggio Emilia in parallelo al rito ordinario in corso e con il medesimo collegio, presieduto da Francesco Maria Caruso. E’ emerso dall’udienza di questa mattina dove e’ arrivata l’attesa ordinanza del tribunale sul “rebus” giuridico relativo alle modifiche delle accuse, chieste l’8 febbraio scorso dalla Pm della Dda Beatrice Ronchi per 34 imputati.

I nuovi capi di imputazione riguardavano in primis il cosiddetto “capo 1” (il reato previsto dall’articolo 416 bis aggravato), cioe’ “la partecipazione ad un’associazione di stampo ‘ndranghetistico” nelle province di Reggio, Parma, Piacenza e Cremona. Reato che l’accusa – sulla base dei fatti emersi nel dibattimento – ha chiesto di poter contestare agli imputati non solo fino alla data del loro arresto (il 28 gennaio 2015), ma ad un mese fa, fino a quando si sarebbero protratti.

Inoltre, se per alcuni imputati la modifica del capo di imputazione riguardava solo “le specifiche modalita’ della persistente adesione al sodalizio anche in epoca successiva a quella dell’originaria contestazione”, si aggravava in tesi di accusa la posizione di Gianluigi Sarcone e Luigi Muto (classe 1975). Dal 29 gennaio 2015, infatti, il loro ruolo avrebbe subito un’evoluzione “da mera partecipazione ad assunzione di ruoli di maggior rilievo, quali sono quelli di direzione ed organizzazione del sodalizio criminale”.

Nell’ordinanza emessa oggi il Tribunale ha in primo luogo ammesso l’estensione dei capi di imputazione, che i legali della difesa avevano chiesto di respingere contestandone l’eccessiva genericita’. Ma soprattutto, secondo Caruso, le nuove accuse “integrano la fattispecie processuale dell’accertata diversita’ del fatto”. Di conseguenza, come previsto dalla legge e sulla base di una serie di sentenze fonte di giurisprudenza, gli imputati hanno diritto di chiedere, “relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell’struzione dibattimentale che forma oggetto della nuova contestazione”, il giudizio abbreviato.

Tradotto, chi scegliera’ questo rito – come gia’ avvenuto nei mesi scorsi a Bologna – sara’ giudicato solo sulla base degli atti attualmente inseriti nel fascicolo del Pm e beneficiera’, in caso di condanna, di uno sconto di un terzo della pena. Gli imputati che proseguiranno con il procedimento ordinario in corso, stabilisce invece l’ordinanza, potranno chiedere anche nuove prove sui fatti modificati.

La decisione e’ piovuta come un fulmine a ciel sereno sui difensori, che avrebbero dovuto dichiarare la propria posizione al termine di una pausa di mezz’ora dell’udienza. Di fronte alle rimostranze avanzate (“Cosi’ non siamo sereni” e “Faccio fatica a spiegare al mio cliente in cosi’ poco tempo questioni tecniche complesse che avranno un effetto concreto sulla sua vita”), Caruso ha acconsentito di rimandare la questione a martedi’ prossimo.

Ammonendo pero’: “Bisogna arrivare preparati, sapendo gia’ bene cosa si intende fare”. Beninteso inoltre, che gli avvocati non parteciperanno all’astensione della categoria fissata per quel giorno. Il difensore del collaboratore di giustizia Salvatore Muto pero’ ha gia’ dichiarato che il suo assistito sceglie il rito abbreviato e lo stesso faranno di persona, come anticipato dai rispettivi legali, Antonio Floro Vito, Sergio Bolognino e Sergio Eugenio. La decisione della Corte ha creato un certo scompiglio anche tra le parti civili, che probabilmente dovranno costituirsi anche nel nuovo procedimento. Le udienze del rito abbreviato – va infine ricordato – si svolgono di norma a porte chiuse, senza quindi la presenza della stampa.

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