Vaccini, non ci saranno esclusioni da asili e materne

Il dottor Moscara: “Il 10 marzo non accadrà nulla. Le famiglie hanno ricevuto le lettere e la convocazione al colloquio, per cui il percorso di regolarizzazione è stato attivato per tutti”

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REGGIO EMILIA – “Quando la Regione ha stabilito l’obbligo vaccinale c’era una situazione che faceva presagire un pericolo per i bambini non vaccinati in una situazione di patologia cronica”. Lo spiega il dottor Luigi Moscara, responsabile del servizio di pediatria di comunità Ausl di Reggio Emilia – distretto di Reggio / Correggio. Moscara ricorda che nel 2017 c’è stato un aumento dei casi di morbillo in Italia, con 5mila casi e 4 decessi: una situazione probabilmente dovuta al calo della copertura vaccinale degli anni precedenti. La legge nazionale, la 119, spiega Moscara “ha fatto propri i principi che erano stati stabiliti dalla legge regionale per estendere l’obbligo di vaccinazione”.

Una estensione che partiva dall’obbligo di vaccinare contro polio, difterite tetano ed epatite b; con la legge 119 l’obbligo ha finito con il comprendere anche pertosse, morbillo, meningite da emofilo b, parotite, rosolia, varicella (quest’ultima per i nati dopo il 2017). Dieci vaccinazioni quindi: solo alcune di queste (morbillo e varicella, d esempio) prevede un monitoraggio triennale successivo alla vaccinazione. Se le coperture aumenteranno e i dati non saranno più preoccupanti, il legislatore potrà revocare l’obbligo. A Reggio e provincia le vaccinazioni obbligatorie al 12esimo mese sono passate dal 94,6 al 96,2 in due anni, tra 2015 (quando erano al minimo storico dal 2010), al 2017: il trend mostra dunque un miglioramento.

“Nel 2016 – ricorda il dottor Moscara – è subentrata la legge regionale e poi c’è stata la nuova legge nazionale: i dati sono l’effetto di una sensibilizzazione di tutti i cittadini e delle istituzioni. Certo, si tratta di numeri che vanno consolidati anno per anno, non si tratta di dati definitivi. I nuovi nati vanno gestiti se si vuole mantenere una soglia di massima copertura, per questo occorre che continui ad esser presente la massima disponibilità a fare informazione e consulenza”.

Per quanto riguarda la fascia dagli 0 – 6 anni, quella direttamente coinvolta nel tema dell’obbligo vaccinale, l’Ausl ha fatto un lavoro diviso su due fasce di età 0-3 e 3-6. Si sono fatte verifiche su tutte le posizioni incomplete e sono stati inviati gli inviti alle famiglie per iniziare un percorso nelle situazioni di mancata vaccinazione. Sono state inviate 15mila lettere la scorsa estate: la quasi totalità per rassicurare le famiglie di chi era in regola. Nella fascia 3 – 6 anni erano circa 1200 i casi in cui non risultava completa la copertura vaccinale.

“Abbiamo revisionato tutte le posizioni – spiega il dottor Moscara – magari manca solo una vaccinazione, pochissimi casi sono quelli in cui non c’è alcuna copertura vaccinale”. Da ottobre sono state valutate tutte le singole situazioni e lo sforzo è stato quello di coinvolgere i bambini e le loro famiglie in un percorso orientato al recupero dei vaccini mancanti. Gli esiti sono confortanti: “La maggioranza dei bambini ha iniziato e completato il ciclo. Tutti i bambini sono stati presi in carico”.

E a questo punto, cosa accade il 10 marzo? “Nulla – tranquillizza Moscara – tutti i nostri bambini hanno ricevuto le lettere di vaccinazione e la convocazione al colloquio, per cui il percorso di regolarizzazione è stato attivato per tutti”. In pratica quindi, non ci saranno esclusioni dagli asili e dalle scuole materne.

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