Scarpati: “Immigrati e crimini, la soluzione è regolarizzarli”

La ricerca: il 90% dei delitti imputati agli stranieri è compiuto dai 500.000 clandestini e non dai 5.500.000 con permesso di soggiorno. L'avvocato: “Gli extracomunitari integrati delinquono meno degli italiani”

REGGIO EMILIA – E’ l’Argomento, non ci sono dubbi su questo. Il numero dei reati commessi, connesso al tasso di immigrati presenti in Italia, irregolari o meno, è l’oggetto principale delle conversazioni al bar, in ufficio, ovunque. Ma occorre fare chiarezza, sui dati e su chi commette i reati, al di là della percezione comune.

Arriva in questo senso una pubblicazione, curata dall’avvocato reggiano Marco Scarpati, docente di protezione dei diritti umani, sul fenomeno dell’immigrazione in Italia, nell’ambito della quale entra nel dettaglio proprio della criminalità commessa dagli stranieri, dato che riserva molte sorprese, specie se si prendono i dati divisi fra clandestini e regolari.

E si scopre, ma non è strano, che l’80% dei delitti ascritti agli stranieri è compiuto dai 500.000 clandestini e non dai 5.500.000 sul suolo italiano, con regolare permesso di soggiorno. Il cui tasso di criminalità è identico (se non inferiore) a quello dei pari età cittadini italiani (per lavorare su campioni omogenei). E che una volta regolarizzati, (ma è logico, non incomprensibile) il numero dei reati degli ex clandestini sparisce.

Scarpati, ci spieghi che studio sta facendo
Riguarda la migrazione in Italia, gli spostamenti degli ultimi 20 anni e quali possono essere le prospettive sulla migrazione nei prossimi anni. Si tratta di una ricerca ad ampio raggio per l’Università e per la ong di cui faccio parte che si occupa di migrazione interafricana, che affronta il tema della migrazione connessa alla presenza dei minori stranieri. Uno dei capitoli riguarda la criminalità. Fra le analisi preliminari, siamo partiti dai luoghi comuni che ruotano intorno all’immigrazione: essi si appoggiano a dati reali o piuttosto nascono sulla base di percezioni che portano a considerazioni dilatate?.

Fra le cose che si dicono, c’è che con l’arrivo dell’immigrazione nel nostro paese è aumentata la criminalità
Ma occorre fare dei distinguo. L’Italia non è la Francia in cui il flusso dell’immigrazione data a cominciare dal 1950 – 1960. Da noi tutto comincia negli anni Novanta. Parliamo quindi di dati abbastanza recenti. Dobbiamo vedere com’è cambiata nelle nostre città la criminalità e che tipo di impatto ha avuto l’immigrazione sull’illegalità e sui soggetti che la commettevano.

Prendiamo la prostituzione, ad esempio
Non è certo cosa nuova. Essa è relegata, ciclicamente, a diventare la criminalità di quelle popolazioni che sono le ‘ultime arrivate’. Così negli ultimi 30 anni a gestire il racket delle prostitute sono stati dapprima gli albanesi e bulgari fino alla metà degli anni Duemila, poi sono arrivati nigeriani e i cinesi, e si è creata una sovrapposizione con i primi. E, in certe aree, una sostituzione e specializzazioni: un gruppo ha investito sulla prostituzione al chiuso, l’altra su quella all’aperto.

Quindi, qual è la questione?
La domanda che ci siamo posti è stata: modificandosi il tipo di etnia e di approccio alla criminalità, si è modificato di conseguenza il numero complessivo delle persone dedite alla prostituzione?Abbiamo visto che non è così: il numero resta identico. O si abbassa. Noi abbiamo la sensazione che in Italia sia aumentata la criminalità, quando in realtà essa è costantemente diminuita. Prendiamo ad esempio gli omicidi, il reato più grave. Il tasso di omicidi commessi in Italia è di molto diminuito negli ultimi trent’anni: nel 2017 ci sono stati circa un terzo degli omicidi riscontrati 25 anni prima. E’ quindi una sensazione smentita dai numeri.

Perché allora abbiamo la sensazione che sia aumentata?Perché si crea questa evidente dicotomia?
Questo è proprio uno dei problemi su cui occorre indagare. Una delle possibili risposte è che oggi dei reati commessi se ne parla molto di più… Le faccio un esempio personale. Mia mamma sostiene che quando era ragazza lei, la criminalità minorile era inesistente. Invece, quando le faccio vedere le statistiche riguardo gli ultimi 70 anni, scopriamo che i reati compiuti da minori sono sempre costantemente diminuiti, e non di poco. Rispetto agli anni 50 siamo a una riduzione dell’80%. Però in tanti percepiscono il contrario. Per cui c’è un problema da considerare. Perché mia madre ha la sensazione che i ragazzi compiano adesso più reati?

Marco Scarpati

Già, perché?
Perché se ne parla molto di più. Perché i giornali, le radio e le televisioni sono pieni di notizie di cronaca nera. Poco importa che riguardano città e zone che mai abbiamo frequentato o visto. Spesso veniamo bombardati da una quantità di notizie, in vari formati, che non riusciamo perfettamente a codificare. Noi siamo gli stessi uomini di cento anni fa, quando le notizie di cui venivamo a conoscenza erano quelle che ci capitavano attorno, e la nostra capacità di reagire agli allarmi non si è di molto modificata, con la differenza che adesso gli allarmi sono di molto superiori a un tempo e provengono da ovunque nel mondo. Adesso possiamo visualizzare e controllare le news su Internet, alla tv, sui giornali e svariati supporti. Quando ero un ragazzo il giornale reggiano era riempito da due-tre notizie di cronaca nera, mentre negli ultimi anni la nera, nei giornali locali, è spaventosamente aumentata. E ci fanno sembrare capitati a casa nostra fatti che in realtà avvengono lontano. Si aggiungano poi le trasmissioni tv che bombardano riguardo l’assoluta insicurezza delle nostre città. Discutevo con uno studente di Mantova, il quale non credeva che il tasso di criminalità reale, registrato nella sua città, fosse paragonabile a quello di alcune città svizzere. Secondo le statistiche la Lombardia, tolta Milano, ha un tasso di criminalità simile alla Svizzera. Eppure la percezione di molti è quella di abitare nel Bronx.

E’ innegabile, tuttavia, che gli immigrati commettono più reati percentualmente
Quelli che commettono reati, gli extracomunitari non regolari, sono molto ben identificabili: maschi, giovani, quasi tutti under 30, che essendo non regolari vivono una vita non regolare. Un ragazzo di 25 anni senza permesso di soggiorno non ha casa, non può sposarsi né chiamare qua la sua fidanzata, non ha un reddito regolare: per forza di cose deve vivere di marginalità e di espedienti, e la sua vita si intreccia con l’illegalità. La soluzione in questi casi, so di dire una cosa impopolare, è la regolarizzazione. Lo vediamo dai dati statistici: quando la Bossi-Fini fece le grosse regolarizzazioni, il tasso di criminalità delle persone straniere immediatamente diminuì. Prendiamo, ad esempio l’immigrazione africana. L’extracomuntario, nel momento in cui ottiene un lavoro regolare, si sposa e fa figli, regolarizza la sua vita e smette la sua vita marginale. Ed è facilmente comprensibile. Nel momento in cui vengono regolarizzati, gli ex clandestini compiono meno crimini degli italiani regolarizzati.

Quanti sono gli immigrati oggi in Italia?
Attualmente ci sono 5.500.000 cittadini stranieri che vivono regolarmente in Italia e non hanno alcuna voglia di darsi al crimine. Anche perché rischierebbero molto di più rispetto agli italiani. Nel senso che, se il crimine lo compie un giovane africano non è solo lui che deve pagare per il suo reato, ma tutta la sua famiglia, perché su di essa si ripercuote la pena, visto che crolla il reddito e la capacità di vivere in Italia. Per cui l’attenzione da parte loro è altissima nel cercare di evitare conflitti con la legge.

L’allarme è quindi infondato?
Quando arrivarono gli albanesi in Italia, si diceva che avevano portato la criminalità: invece oggi, statisticamente, sono pochissimi a delinquere. Perché hanno tutto l’interesse a comportarsi nella legalità, per non essere espulsi e tornare nel loro paese. Possiamo cercare un paragone con gli italiani d’America…appena giunti sul suolo a stelle e strisce la paura sulla loro tenuta sociale era altissima, ma poi, regolarizzati, l’allarme sociale crollava. Tutto questo per dire che il tasso di criminalità diventa normale, a parità di condizioni, fra immigrato e cittadino italiano.