I nostri laureati guadagnano la metà di quelli europei

Lo studio Alma Mater: "In Italia? Solo specializzati, flessibili ed... economici"

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REGGIO EMILIA – Il presunto annuncio di lavoro per un ingegnere a 600 euro al mese era in realtà uno stage, ma gli stipendi dei neo-laureati italiani restano comunque bassissimi. In molti ricorderanno che qualche mese fa in rete era circolato molto un annuncio di lavoro, che bastava leggerlo per saltare sulla sedia. Veniva richiesto un ingegnere civile con esperienza e che fosse trilingue. Il compenso? “Ben” 600 euro al mese – più buoni pasto.

L’amministratore delegato dell’azienda coinvolta aveva subito parlato di un errore, spiegando che non si trattava di un lavoro vero e proprio ma di uno stage. Al di là del singolo caso però è evidente che la questione stipendi in Italia tocchi un nervo scoperto: non è certo la prima volta che offerte di quel genere diventano bersaglio di ironia e polemiche, e non a caso. La situazione dei redditi per i giovani italiani risulta infatti grave, da qualsiasi punto di vista la si voglia guardare.

Per capire quanto, davvero, ci sono vari modi. Uno – a monte – è usare i dati raccolti nel 2016 da Alma Laurea, un consorzio che ogni anno intervista i neolaureati per capire come stanno andando le cose nel loro impiego. Ebbene da quello studio emergeva che nel nostro Paese gli stipendi dei laureati sono quasi la metà di quelli degli altri “dottori” di Eurolandia a tre anni dalla laurea.

Evidente che simili offerte lavorative scoraggino e non poco i giovani. Il risultato? Cresce il numero di imprese della provincia di Reggio Emilia che dichiara difficoltà nel reperire le figure professionali da inserire in azienda. La situazione è evidenziata dall’analisi effettuata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia sui dati del sistema informativo Excelsior sulle previsioni di assunzione delle imprese private con dipendenti dell’industria e dei servizi, realizzata da Unioncamere-ANPAL con la collaborazione delle Camere di Commercio.

Le imprese della provincia di Reggio Emilia continuano quindi a manifestare, in media, maggiori difficoltà a reperire personale specializzato. Tre le cause fondamentali indicate dalle aziende: la non adeguata preparazione dei candidati (per il 37% delle assunzioni considerata di difficile reperimento), la mancanza di persone con caratteristiche personali adatte alla professione offerta (28,3%) e, infine, il ridotto numero di candidati (34,7%) a causa, ad esempio, di una forte richiesta di figure molto specifiche e di nuove professioni richieste dai cambiamenti indotti dalla globalizzazione e introdotti nell’organizzazione dei processi produttivi e del lavoro.

Dall’ultima edizione di Excelsior è emersa la richiesta crescente di competenze trasversali, ovvero quelle capacità che raggruppano le qualità personali, l’atteggiamento in ambito lavorativo e le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali. Fra le soft skills, quella maggiormente richiesta (95,7% del totale) è la flessibilità e adattamento, seguita dalla capacità di lavorare in gruppo (85,9%) e in autonomia (76,8%). Considerata importante anche la capacità di risolvere i problemi (70,9%).

Fra le competenze richieste dalle imprese reggiane, oltre alla capacità comunicativa scritta e orale in lingua italiana – che si colloca al primo posto con il 62,3% del totale – hanno assunto notevole importanza, proprio per le modifiche tecnologiche in atto, la richiesta di competenze digitali (54,3%) alla quale si aggiunge la capacità di gestire soluzioni innovative applicando tecnologie “4.0” (32,3%) e la capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici (47,8%).

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