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Il gol di Jassim, un calcio alla vita nel campo profughi

La storia di un 14enne che ha perso una gamba a Mosul, ma non si arrende grazie al lavoro degli operatori di Terre des hommes in Iraq

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DEBAGA (Iraq del nord) Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo racconto di un collega reggiano, Stefano Antichi, che, attualmente, lavora come responsabile progetto AICS-Cooperazione Italiana in Iraq per Terre des hommes.

Jassim (nella foto a sinistra) ha 14 anni ed è un ragazzino come tanti che ama giocare e divertirsi con i suoi amici. Il suo luogo di nascita è un piccolo villaggio sulle sponde del fiume Tigri, nell’Iraq settentrionale, sulla strada che da Tikrit conduce a Mosul. In estate quando fa caldo – in Iraq si raggiungono anche 52 gradi – i bambini del villaggio si tuffano nelle acque del fiume che da millenni attraversa la Mesopotamia, per giocare e per nuotare insieme spensieratamente.

Un pomeriggio di fine estate del 2016, quando il villaggio era ancora sotto l’Isis, Jassim si era recato al fiume con i suoi amici per fare un bel bagno. Nessuno si sarebbe immaginato che proprio quel giorno fatale un aereo iniziasse a bombardare quel tratto di fiume. Le bombe hanno ucciso due dei piccoli amici di Jassim, mentre lui è rimasto gravemente ferito agli arti inferiori.

Dopo l’incidente
Subito dopo la famiglia l’ha portato d’urgenza all’ospedale di Mosul, in quel periodo capitale dello Stato Islamico. L’ospedale allora non era particolarmente attrezzato e le cure e i medicinali disponibili erano molto limitati. I dottori hanno amputato la gamba destra di Jassim alla bell’e meglio, ormai l’infezione si era aggravata e l’unica cosa da fare, ormai, era l’amputazione per evitare la cancrena. Dopo qualche giorno, la famiglia di Jassim ha deciso con tanto coraggio di fuggire verso Kirkuk, allora sotto controllo dei curdi, dove Jassim è stato subito ricoverato nell’ospedale locale e ha ricevuto cure più adeguate al suo trauma. Da Kirkuk Jassim e tutta la sua famiglia è stata trasferita nel campo per sfollati interni di Debaga, dove Terre des Hommes lavora fin dall’apertura del campo 3 anni fa e dove fornisce supporto ai bambini e alle loro famiglie.

Una nuova vita
Nel campo di Debaga, Jassim ha iniziato una nuova fase della vita. Pur avendo solo una gamba non aveva perso la voglia di giocare a calcio e uscire con gli altri bambini della sua età. Tuttavia la sua mobilità era ridotta e presto ha iniziato a sentirsi diverso e ad avere quasi paura ad uscire dalla tenda dove alloggia con la famiglia. Un giorno gli operatori di Terre des Hommes hanno visitano la sua tenda e lo hanno convinto a partecipare alle attività del centro per bambini che ha aperto nel campo di Debaga e lentamente riescono a convincerlo.

Succesivamente i fisioterapisti e gli psicologi di Terre des Hommes del progetto finanziato da AICS – Cooperazione italiana hanno iniziato a andarlo a trovare tutte le settimana per le sedute di fisioterapia e psicoterapia e ad inserirlo nelle terapie di gruppo organizzate nel centro. Per procurare la protesi in sostituzione alla gamba che è stata amputata a Jassim Terre des Hommes ha contattato la Croce Rossa Internazionale di Erbil, che ha organizzato un ricovero per il ragazzo. Il fisioterapista Hattam di Terre des Hommes ha accompagnato Jassim alla clinica, dove è dovuto restare una decina di giorni per dare la possibilità ai tecnici di disegnare la protesi su misura e ai fisioterapisti di avviare la riabilitazione e insegnargli a camminare con la nuova gamba.

Jassim

Jassim ora è tornato nel campo di Debaga e Terre des Hommes continua a seguirlo nella riabilitazione, in attesa di rientrare con la famiglia nel suo villaggio, che ora è libero da ISIS ma è ancora pericoloso per via delle mine disseminate nei terreni circostanti. La ripresa di Jassim è stata incredibile: ha messo da parte, per sempre, le stampelle ed è tornato a giocare a calcio con i suoi compagni. Il primo goal l’ha dedicato a Terre des Hommes.

Questo è uno dei tanti piccoli, allo stesso tempo immensi, miracoli che cambiano la vita dei tanti ragazzi con cui noi lavoriamo. Sono le sfide che ci piacciono affrontare e vincere, per loro, i bambini profughi iracheni, vittime della guerra, e anche per il personale locale, che si dedica con passione a questa missione.

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