Emilia-Romagna, prosegue la lotta contro il gioco d’azzardo patologico

Approvato il piano d'azione regionale. Serve prevenzione e avvicinare le persone. Farlo attraverso le loro famiglie, attraverso i servizi sanitari. Bisogna sostenerli, questi progetti. E soprattutto andare incontro ai ragazzi, agli studenti, andare a recidere il demone del gioco prima che sia troppo tardi: del resto, prevenire è sempre meglio di curare

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REGGIO EMILIA – L’Emilia-Romagna, negli ultimi anni, ce la sta mettendo tutta: sia nel migliorare la qualità dell’assistenza per chi soffre di problemi di dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, sia nel perfezionare il percorso diagnostico e terapeutico di questi soggetti.

Certo, è difficile: ma porsi obiettivi a lunga scadenza fa sì che si proceda nella direzione giusta. Nel Piano d’azione regionale contro la ludopatia, già approvato dalla Giunta dopo il via libero preso dall’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo, si evince un dato interessante: l’Emilia è tra le quattro regioni italiane (con Friuli, Basilicata e Umbria) il cui Piano regionale contro il gambling è stato integralmente approvato dall’Osservatorio. In questo modo c’è stata finalmente l’autorizzazione del ministero della Salute che ha versato la quota del Fondo per il gioco d’azzardo già attribuito alla Regione: 3 milioni e 712mila euro in questo biennio.

A cosa serviranno? Ad aiutare sul territorio: 3,6 milioni saranno spesi in cooperazione con le Aziende USL dell’Emilia. E le risorse verranno inoltre distribuite tra le Aziende sanitarie romagnole (909mila euro), bolognesi (708mila euro), modenesi (568mila). Poi ancora a Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Piacenza ed Imola. La Regione tratterrà 110mila euro per l’attività di formazione dei soggetti che si occuperanno del problema.

I dati, in ogni caso, restano sconcertanti: nel 2016 le persone affette da questa dipendenza, e seguite dai Servizi, sono state 1382 solo in questa regione: l’attività assistenziale è cresciuta tantissimo, così come il numero dei giocatori (8 anni fa, appena 512). Gruppi come ‘Giocatori Anonimi’ o anche i frequentanti del ‘Gamanon’ hanno totalmente beneficiato del supporto: tant’è, con queste associazioni la Regione ha sottoscritto un protocollo di collaborazione che riconosce loro il ruolo di risorsa per il sistema dei servizi di cura.

Attualmente l’Emilia Romagna si trova ai piedi del podio per quanto riguarda la spese pro-capite, come testimonia la grafica estratta dal sito specializzato Gaming Report, che vede ai primi tre posti, Abruzzo, Lombardia e Lazio. Un dato che evidenzia il rischio di una potenziale e ulteriore crescita delle persone affette da ludopatia nella nostra Regione.

Cosa si può fare in più? Promuovere, promuovere tanto. Tra i cittadini, tra chi ha un locale. Bisogna sensibilizzare verso una cultura del gioco responsabile: il fenomeno e i rischi correlati ormai li conosciamo tutti, eppure il numero dei ludopatici finisce per aumentare giorno dopo giorno. Il marchio etico SlotFreeER, voluto dalla Regione pepr gli esercizi commerciali liberi da slot, sta proseguendo bene e marcia spedita verso una continua educazione del prossimo. È solo qualcosina, ma è già tantissimo. L’Emilia Romagna si adegua come può, quindi combatte: non la si lasci sola.

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