Aemilia, i periti contabili incastrano i Bianchini

Anomali nove appalti su tredici: consulente della difesa addossa la colpa al Comune

REGGIO EMILIA – I periti di Aemilia incastrano Augusto Bianchini, figura emblematica dei presunti rapporti tra la ‘ndrangheta in Emilia e il tessuto imprenditoriale. Questa mattina in udienza a Reggio Emilia, i tecnici incaricati dal Tribunale hanno reso conto delle analisi contabili svolte e, in sostanza, hanno confermato, le accuse mosse al costruttore modenese, imputato nel processo insieme al figlio Davide, la moglie Bruna Braga e Giulio Gerrini, ex capo ufficio dei Lavori pubblici del Finale Emilia (Comune salvato dallo scioglimento per mafia), giudicato con rito abbreviato e condannato in appello a due anni e quattro mesi di reclusione per abuso d’ufficio continuato in merito ai lavori post-sisma del 2012.

Proprio in questo contesto Gerrini, si legge negli atti processuali, si sarebbe accordato con Bianchini “creando una sinergia totale di azione” e giungendo “a determinare nei minimi particolari numerosissimi appalti del Comune di Finale Emilia in fase di ideazione, progettazione e di realizzazione diretta ed indiretta”. Non e’ tutto: a fornire gli operai per i lavori assegnati irregolarmente alle ditte edili di Bianchini sarebbe stato, secondo l’accusa, Michele Bolognino, indicato come uno dei referenti della cosca di Cutro nel modenese. In questo modo Bianchini avrebbe favorito “il piu’ saldo radicamento del potere criminale dell’associazione mafiosa in settori economici e imprenditoriali tradizionalmente da essa controllati”.

Alla Bianchini costruzioni srl, nonostante l’esclusione dalla white list della Prefettura di Modena avvenuta nel giugno del 2013 (per lo scandalo pubblico relativo allo smaltimento abusivo di amianto), sono stati affidati altri due appalti. Poi, diventata troppo compromessa la ditta del padre, le attivita’ della famiglia sono passate alla ditta Ios fondata da Alessandro Bianchini, che avrebbe beneficiato degli stessi favori e ottenuto lavori pur non avendo i requisiti tecnici e normativi necessari (tra cui la stessa iscrizione alla white list).

I periti hanno segnalato anomalie di vario genere in nove dei 13 appalti vinti dalla Bianchini e raccontato di un bando del Comune rimasto aperto per soli sei giorni, a cui la ditta dell’imputato si presento’ con tavole di progetto gia’ pronte, sbaragliando tutti gli altri concorrenti. In merito all’accusa di aver percepito compensi dal Comune di Finale per lavori in realta’ mai eseguiti, i tecnici non hanno saputo confermare la circostanza perche’ “non sono stati effettuati sopralluoghi fisici”. Tuttavia “non e’ stata trovata documentazione che attesti la fine dei lavori”. Nella prossima udienza di martedi’ gli esperti contabili saranno controesaminati dalla difesa. Un assaggio pero’ si e’ gia’ avuto anche oggi quando ha preso la parola Alessandro Lolli, docente ordinario di diritto amministrativo all’Universita’ di Bologna, ed esperto in contratti pubblici, consulente di parte per i Bianchini.

Secondo Lolli, “i lavori sono stati fatti, c’e’ della contabilita’ agli atti che lo dimostra. Il punto e’ capire quanto e’ stato realizzato”. A parte questo pero’, spiega Lolli, “un’azienda che ha svolto dei lavori ha diritto ad essere pagata, anche se esclusa dalla white list”. Quanto alla mancanza di requisiti delle ditte della famiglia Bianchini, il consulente ricorda: “Era la stazione appaltante -cioe’ il Comune di finale- che doveva definirli ma non lo ha fatto. Siamo tutti d’accordo che ci sono stati affidamenti fiduciari, ma in quel contesto valeva per tutti”. Quanto infine ai lavori svolti dalla Ios senza essere iscritta alla white list, Lolli precisa che in punta di diritto, “l’azienda aveva fatto richiesta che vale come iscrizione nella lista fino a quando la Prefettura non la nega”.