Spese pazze bis, la procura chiede l’archiviazione

Per 22 consiglieri Pd: ci sono anche i reggiani Marco Barbieri, Gianluca Borghi e Gianluca Rivi

REGGIO EMILIA – Dopo l’assoluzione dei consiglieri regionali del Pd in carica dal 2010 al 2015 (con l’esclusione del capogruppo Marco Monari, condannato in primo grado a quattro anni e quattro mesi per peculato), per i consiglieri del Partito democratico eletti all’Assemblea legislativa per il quinquennio 2005-2010 la pm Morena Plazzi e il procuratore Giuseppe Amato hanno presentato al gip richiesta di archiviazione.

L’inchiesta, che riguardava le spese sostenute dai consiglieri Pd tra il 2009 e il 2010 con l’ipotesi di peculato, ovvero di aver utilizzato per scopi personali le somme assegnate al gruppo per l’attivita’ politica degli eletti, riguardava anche l’ex presidente Vasco Errani, gli ex assessori Giancarlo Muzzarelli e Flavio Delbono, e Matteo Richetti, passato nel frattempo dai banchi della Regione al Parlamento.

Ventidue gli indagati per peculato nell’ambito dell’inchiesta-bis della Procura di Bologna per i quali e’ stata chiesta l’archiviazione. Oltre a Errani, Richetti, Delbono e Muzzarelli, i pm hanno passato al setaccio le spese di Mauro Bosi, Salvatore Caronna (ex segretario regionale del Pd ed ex europarlmentare), Paolo Lucchi (oggi sindaco di Cesena), Nino Beretta, Marco Barbieri, Massimo Pironi, Roberto Garbi, Gianluca Borghi, Valdimiro Fiammenghi, Mario Mazzotti, Anna Majani, Roberto Montanari, Giuliano Pedulli, Roberto Piva, Gianluca Rivi, Laura Salsi, Tiziano Tagliani (sindaco di Ferrara) e Damiano Zoffoli.

Il punto, secondo, i pm, e’ che, fatta eccezione per le spese “assolutamente esigue, limitatissime”, di alcuni consiglieri (Majani, Salsi, Pedulli, Rivi, Tagliani), e’ difficile “tracciare una linea di confine tra le spese personali o di attivita’ politica e spese per l’attivita’ consiliare, in quanto vi e’ un inevitabile intreccio tra i due livelli”. Per questo, anche per i casi piu’ opachi, si e’ deciso che non ci fossero i presupposti per arrivare al processo. Di certo, scrive Plazzi, “e’ evidente il mancato rispetto dei rigorosi principi di contabilita’ che avrebbero dovuto imporre, anche in ossequio a regole non osservate di proprieta’ della spesa, di ‘certificare’ la conferenza della spesa rispetto alla finalita’ politica, pur intesa in senso ampio”, quindi non correlata strettamente all’attivita’ istituzionale. Insomma, in molti casi mancano le ‘pezze d’appoggio’.

In altri casi, anche di fronte ad un utilizzo non chiaro delle somme destinate all’attivita’ dei consiglieri, “manca la prova del dolo del peculato”. Nel dispositivo di richiesta di archiviazione si fanno alcuni esempi: si “dubita”, nel caso di un’iniziativa patrocinata da Pironi al Pala Terme di Riccione “di una finalita’ possibilmente promozionale di se stessi in vista della sua elezione a sindaco”. Per la pm sono “emblematiche” le spese per vitto alloggio e trasporti: “non c’e’ stata una dimostrazione di collegamento con l’attivita’ politica, ma non e’ praticabile sostenere, oggi, nonostante gli approfondimenti della Gdf, la prova di un impiego a fini privati”.

Si sarebbe semmai, dovuto “pretendere un maggior rigore documentale” nella gestione dei rimborsi. Stesso discorso vale per il capitolo degli affitti (Plazzi cita, tra gli altri, Lucchi “candidato sindaco di Cesena con affitto di locali nei mesi della campagna elettorale”). In ogni caso i soldi dei rimborsi sono stati utilizzati per una “finalita’ politica”, certo “ex post censurabile per la prospettabile dilatazione di tale finalita’ alla soddisfazione di interessi piuttosto elettorali o localistici dei singoli consiglieri”.

Lo stesso si dica per le spese di ‘pubblicita” (di Barbieri, Beretta, Borghi, Bosi, Piva e Richetti): “talune spese potrebbero suggerire, ma non dimostrare al di la’ di ogni ragionevole dubbio, una finalizzazione alla soddisfazione di finalita’ egoistiche”.
Infine, c’e’ il capitolo delle consulenze (quelle congiunte di Mazzotti, Fiammenghi e Lucchi, ma anche quelle commissionate da Montanari, Richetti, Salsi, Tagliani, Zoffoli): in alcuni casi, “anche per la pressoche’ totale mancanza di elaborati atti a giustificare la dazione dell’incarico (in particolare la consulenza data da Montanari a Enrico Balestra il 16 marzo 2010, di cui e’ incomprensibile l’oggetto e l’inerenza con l’attivita’ pubblica) e per una deprecabile elusione dichiarativa degli interessati emerge una superficialita’ nell’utilizzo del denaro del gruppo per lo svolgimento di attivita’ che si sarebbero dovute svolgere in proprio”. Non il “dolo”.

Di qui la richiesta di archiviazione, “variamente modulata per ciascuna posizione”, visto che in alcuni casi si trattava di spesse esigue o “strettamente correlate all’attivita’ istituzionale”, come le uniche spese imputate ad Errani, quelle per l’utilizzo dell’auto con l’autista. Tirando le somme, “anche alla luce degli sviluppi processuali” della prima inchiesta, la pm ritiene che ci cia “ben poco per proseguire in giudizio, ben poco per sostenere l’accusa”, considerato “l’arco temporale oggetto dell’indagine, la disponibilita’ di spesa potenziale in capo a ciascun consigliere e il modesto ammontare delle spese complessivamente e singolarmente sostenute” (fonte Dire).