Smog, Legambiente: “Nulla è cambiato negli ultimi otto anni”

Il presidente Becchi: "Solo le condizioni meteo possono influire sulla presenza delle polveri fini che respiriamo. Le politiche fino ad oggi seguite sono state troppo morbide per affrontare un problema così complesso e vasto"

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REGGIO EMILIA – “Il 2017 si è chiuso – dichiara Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia – in linea con gli anni 2010-12, quando i superamenti della soglia dei 50 microgrammi/mc di polveri fini erano costantemente superiori a 80. Questo certifica che solo le condizioni meteo possono influire sulla presenza delle polveri fini che respiriamo e che le politiche fino ad oggi seguite sono state troppo morbide per affrontare un problema così complesso e vasto, tanto da non aver per nulla influito sulla salubrità dell’aria da 7/8 anni a questa parte”.

Non è cominciato neppure nel migliore dei modi il 2018, con 12 sforamenti del limite nella stazione di viale Timavo da inizio anno, con una punta di 124 microgrammi/mc il giorno 26 gennaio. Le altre stazioni della provincia (Castellarano, Guastalla e San Lazzaro a Reggio) sono 6/7 sforamenti a testa, a testimonianza di come il traffico incida in modo pesante sulle PM10 e come il problema sia diffuso su tutto il bacino padano.

Dal rapporto Mal’Aria di Legambiente emerge che nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord, a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

“Come ribadiamo da anni – continua Becchi – non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale. Una sfida che la prossima legislatura deve assolutamente affrontare. Gli innumerevoli protocolli e accordi non devono riguardare solo le regioni padane, ma tutte le regioni e le città coinvolte da questa emergenza. Occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli interventi nelle aree urbane, con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano. Serve potenziare anche il sistema dei controlli pubblici, con l’approvazione ancora mancante dei decreti attuativi della legge sulle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente da parte del Ministero”.

Continua Becchi: “Gli accordi sottoscritti fino ad ora tra Ministero, Regioni, Comuni (l’ultimo in ordine di tempo a giugno scorso per l’area padana) per affrontare la cattiva qualità dell’aria sono serviti a poco o nulla; sia a causa del tipo di provvedimento previsto, oppure nella loro reale applicazione o ancora per l’assenza di controlli. La criticità generali riscontrate sono state sostanzialmente due: da un lato il disomogeneo recepimento dell’accordo da parte dei singoli Comuni, senza un’armonizzazione degli interventi; dall’altro l’aver frammentato le responsabilità, “esonerando” di fatto le quattro Regioni dallo svolgere in maniera stringente il proprio ruolo e dovere di coordinamento”.

Legambiente ricorda, inoltre, che l’Italia è il Paese in cui si vendono ancora più auto diesel (56% del venduto tra gennaio e ottobre 2017 contro una media europea del 45%), e dove circolano auto e soprattutto camion tra più vecchi d’Europa (quasi 20 anni di età media). Per l’associazione occorre, invece, sostenere ed accelerare il processo di potenziamento del trasporto pubblico locale, per renderlo sempre più efficace e affidabile e la sua trasformazione verso un parco circolante completamente elettrico.

Conclude Legambiente: “Senza tralasciare la riqualificazione degli edifici pubblici e privati che dovrebbero riscaldare senza inquinare; il rafforzamento dei controlli sulle emissioni di auto, caldaie ed edifici; intervenire specificatamente sulle aree industriali e portuali. Da ultimo, ma non meno importante, ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città aumentando il verde urbano”.

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