Maxi operazione contro la ‘ndrangheta, un arresto anche a Reggio

Sono 169 le persone finite in manette, complessivamente, nell'operazione messa a segno dai carabinieri, tra Italia e Germania, contro cosca calabrese Farao-Marincola. Ci sono anche tre sindaci

REGGIO EMILIA – C’è anche Francesco Bonasse, un 47enne nato a Melissa (Crotone), ma residente a Reggio, fra i 169 arrestati all’interno della maxi operazione Stige dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Crotone contro la ‘ndrangheta. Gli arresti sono stati effettuati questa mattina in diverse regioni italiane e in Germania al termine di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro. Nell’operazione sono stati arrestati anche tre sindaci.

Al centro dell’inchiesta, riferiscono i carabinieri del Ros, le attività criminali della cosca Farao-Marincola, una delle più potenti della Calabria con ramificazioni anche nel Nord e Centro Italia (in particolare Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Lombardia) e in Germania. Le indagini hanno documentato l’infiltrazione mafiosa in diversi settori economici e imprenditoriali, sia in Italia che all’estero, circostanza che ha consentito alla cosca di strutturarsi come una vera a propria ‘holding criminale’ capace di gestire affari per milioni di euro.

Tre i sindaci arrestati
C’è anche il presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla tra le 169 persone arrestate nell’ambito dell’operazione Stige. Parrilla, sindaco di Cirò Marina, è accusato di associazione mafiosa ed è ritenuto dagli inquirenti il rappresentante della cosca nelle istituzioni locali. Complessivamente sono tre i sindaci arrestati. Oltre a Parrilla, infatti, sono coinvolti il sindaco di Strongoli, Michele Laurenzano e quello di Mandatoriccio, Angelo Donnici. Complessivamente sono una decina gli amministratori locali coinvolti, tra i quali figurano anche il vice sindaco di Casabona Domenico Cerrelli e il presidente del Consiglio comunale di Cirò Marina Giancarlo Fuscaldo.

Le accuse rivolte ai 169 indagati sono associazione mafiosa, estorsione, peculato, turbata libertà degli incanti, corruzione e danneggiamento, reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Secondo quanto emerso dall’indagine, curata dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai pm Domenico Guarascio, Fabiana Rapino e Alessandro Prontera, la cosca Farao si sarebbe infiltrata in tutti i settori della vita economica locale: dal porto di Cirò al commercio del pescato, dalla raccolta dei rifiuti, al business dei migranti oltre che il settore turistico e le slot machine.

Imposti prodotti cosca a ristoratori in Germania
Imponevano ai ristoratori di origine italiana della zona di Stoccarda, in Germania, l’acquisto di vino, prodotti di pasticceria e semilavorati per la pizza prodotti da imprese legate alla cosca. Tredici persone sono state arrestate per estorsione in Germania. Secondo l’accusa, gli emissari della cosca Farao-Marincola erano anche divenuti i referenti dei ristoratori per la composizione di eventuali controversie che si venivano a creare.