La Nunziadeina è tornata, tradizione all’ennesima potenza

La storica osteria, un tempo a Cittanova, ha cambiato nome. Ora si trova a Santa Maria Fuori le Mura, nel centro storico di Nonantola

REGGIO EMILIA – Da circa 4 anni la storica trattoria Annunciata, autentica cattedrale della ristorazione modenese, un tempo a Cittanova, ha cambiato nome. Ora si chiama La Nunziadeina e si trova a Santa Maria Fuori le Mura, ovvero nel centro storico di Nonantola, esattamente di fronte alla Abbazia di Nonantola, gioiello architettonico di enorme fascino, purtroppo ancora fortemente segnato dalle ferite lasciate dai terremoti del 2012.

Da Reggio si arriva nel paesone alle porte di Modena in circa 45 minuti di auto. Prima di entrare in paese, una freccia a sinistra segnala l’indicazione della “Trattoria del Campazzo”, nota ai gourmet di tutta Italia, e non solo, perché lì mosse i primi passi nella ristorazione il divino Bottura. La mente del vostro cronista, reggiano Testa Quadra doc, si perde subito in mille considerazioni sulla enorme ricchezza della cucina modenese, per altro così simile alla nostra nei piatti della tradizione. Però la nostra auto tira dritto, la meta è La Nunziadeina di Nonantola.

All’inizio degli anni ‘20, a Cittanova, sulla via Emilia tra Marzaglia e la città, la signora Annunciata diede il via a una stirpe di ristoratori giunta oggi alla quarta generazione. La signora Annunciata, per tutti “la Nunziadeina”, nei primi tempi vendeva generi alimentari e tante altre cose. Poi i birocciai iniziarono a chiederle di rifocillarli con qualche buon piatto caldo. All’epoca si comprava a credito, e gli acquisti dei clienti venivano segnati su appositi quaderni. La miseria nelle nostre terre era tanta, e con i più poveri, che proprio non ce la facevano a pagare, la Nunziadeina chiudeva sempre un occhio e spesso anche due.

Nel 2002 l’Annunciata serrò i battenti. Ma quattro anni fa Rina Mattioli non ha saputo resistere al richiamo dell’antica passione, ha raccolto il testimone che fu della illustre bisnonna, e il ristorante ha riaperto spostandosi di alcuni chilometri, a Nonantola appunto.

“L’Annunciata”, inteso come ristorante, è stata per decenni una vera e propria istituzione per Modena: tanti i big che amavano sedersi ai suoi tavoli, da Renato Pozzetto a Vinicio Capossela. Rina Mattioli ricorda quel giorno in cui Pozzetto arrivo’ con Paolo Villaggio: il grande comico genovese volle visitare la cucina, e iniziò ad assaggiare dai pentolini le pietanze del giorno…Luciano Pavarotti invece amava pranzare nei giorni di chiusura del ristorante, che apriva apposta per lui. A un buongustaio come il Maestro Pavarotti non si poteva certo dire di no.

Il ristorante ha recuperato parte degli arredi dell’”Annunciata”, e ha un’eleganza che non è sempre facile trovare oggi anche in ristoranti osannati dalla critica, dove la ricerca dell’informalità a tutti i costi a volte sfocia un po’ nella sciatteria. Le travi sono a vista, i pavimenti in cotto, in fondo al locale un grande camino è sempre acceso per grigliare le carni, i tavoli sono ben distanziati ed elegantemente apparecchiati, sopra le nostre teste brillano lucenti i grandi lampadari, l’ambiente è caldo e decisamente accogliente.

In sala il protagonista è Luca Stramaccioni, che, da vero uomo del Centro Italia e dell’Umbria in particolare, coltiva una smisurata passione per le carni e tiene in carta alcuni rossi sensazionali, oltre a molte bollicine italiane e francesi. Noi abbiamo iniziato con un assaggio di gnocco fritto, accompagnato da prosciutto crudo e dalla mortadella di Palmieri. Prima però siamo stati accolti da una deliziosa vellutata di zucca con pancetta croccante.

Il vostro cronista poi ha optato per le tagliatelline al ragù di prosciutto della Nunziadeina: non è facile farci provare nuove emozioni con un piatto che mangiamo bene in molti ristoranti confortevoli, ma le sottili tagliatelle della Nunziadeina ci sono riuscite. Altri hanno scelto i passatelli, chi in brodo chi asciutti, col tartufo e il ragù di anatra o con i carciofi e il prosciutto croccante. Poi in tavola, gradito omaggio della cucina, è comparso un piatto di pappardelle al ragù di coniglio.

Per secondi, ci siamo divisi un succulento vassoio di bracioline di agnello sardo e costata piemontese, rinforzato da patate arrosto e carciofi fritti. Il vino che ci ha accompagnato su suggerimento di Luca Stramaccioni, un Sagrantino Collepiano di Montefalco 2011 di Arnaldo Caprai, con queste carni ha sprigionato tutta la sua potenza, senza perdere però l’eleganza e la raffinatezza. La breve attesa tra i secondi e i dessert è stata riempita dalle bollicine di un Mattaglio di Cantina della Volta. Poi un trionfo di dolci, con la zuppa inglese servita al tavolo direttamente dalle mani di Rina, le pere cotte col cioccolato fuso, i tortellini col pesto di marmellata, la torta di riso col sassolino, e un Maculan Dindarello ad aiutarci nella meditazione. Abbiamo chiuso in gloria con il nocino della casa, semplicemente perfetto, cioè né troppo dolce né troppo alcoolico.

Dopo pranzo non potevamo farci mancare una visita alla stupefacente Abbazia, importante centro benedettino eretto nell’ VIII secolo che racchiude autentici tesori artistici e storici. Tra questi, alcune pergamene autografate da Carlo Magno (!), dipinti del Guercino e di Carracci, le reliquie di San Silvestro, risalenti al IV secolo dopo Cristo, tre codici miniati donati all’Abbazia sul finire dell’XI secolo da Matilde di Canossa, e alcuni tessuti bizantini dell’VIII secolo arrivati a Nonantola direttamente da Costantinopoli.

Siamo tornati verso Reggio, mentre scendeva su di noi una fitta nebbia invernale, con la testa affollata da visioni confuse di monaci medievali, re inginocchiati nella neve a Canossa e sigilli di imperatori carolingi. Sulla via Emilia i nostri pensieri sono tornati per un attimo a quell’epoca d’oro in cui la grande cucina di tradizione, che la Nunziadeina sa esaltare all’ennesima potenza, non era ancora stata imbastardita e contaminata da destrutturazioni contemporanee, ricordi spumosi di panini alla mortadella e frammenti di crostatina alla maniera di Pollock.