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I profughi imparano a fare i cappelletti dalle nonne della casa di riposo foto

Sette richiedenti asilo hanno partecipato al laboratorio di pasta fresca a Casa Cervi

ALBINEA (Reggio Emilia) – Cosa ci fanno a Casa Cervi un gruppo di anziani, i loro famigliari, sette richiedenti asilo, tre scuot e tanti bambini? Semplice: piagano i cappelletti. O meglio, chi conosce già l’antica arte spiega ai meno esperti come si fa. E’ stato un bell’esempio di integrazione e una dimostrazione di come anche attraverso i cibi della nostra tradizione si possa fare comunità, l’incontro andato in scena martedì nella residenza per anziani di via Togliatti.

L’idea di far partecipare i richiedenti asilo ad un laboratorio di pasta fresca è nata grazie ad alcuni giovani del gruppo scout che frequentano come volontari Casa Betania. La mattina di martedì i ragazzi si sono messi in contatto con la direzione di Casa Cervi e già nel pomeriggio di quello stesso giorno era tutto già stato tutto organizzato.

Sono stati 7 gli stranieri che si sono presentati in struttura: tutti tra i 19 e i 22 anni; sei uomini e una donna. Sono stati accolti dalla coordinatrice Sonia Borrelli e dall’animatrice del centro diurno Beatrice Bottazzi. All’interno i tavoli erano già apparecchiati con la pasta stesa e il pesto posizionato all’interno dei contenitori. Gli anziani erano pronti a partire. Accanto a loro c’erano i familiari, gli amici, i nipotini e i volontari. In tutto una trentina di persone.

Ovviamente nessun richiedente asilo aveva mai visto un cappelletto, né tantomeno sapeva come si facesse a piegarne uno. Prima di sedersi accanto agli “esperti” quindi, è stata spiegata loro la storia di questa pasta e l’importanza che riveste nella tradizione culinaria reggiana e gli è stata mostrata la tecnica per ottenere un perfetto “ombelico di venere”. A quel punto i ragazzi si sono presentati e si sono seduti accanto agli ospiti.

La logica difficoltà insorta quando gli anziani hanno iniziato a coinvolgerli parlando loro in dialetto è stata risolta grazie alla pronta traduzione “reggiano-inglese” dell’animatrice. E così il laboratorio, giunto martedì al suo quarto appuntamento, è partito spedito in un clima familiare e amichevole.

“All’inizio i ragazzi hanno fatto fatica a capire la tecnica e questo è comprensibile – spiegano da Casa Cervi – ma quando qualche passaggio non riusciva a dovere, ospiti e volontari si fermavano per spiegare loro dove stava l’errore e mostrargli di nuovo la tecnica. Tutti si sono impegnati con il sorriso sulle labbra. E’ stato davvero un bellissimo momento”.

Al termine del laboratorio è stata offerta a tutti una merenda a base di erbazzone, un altro must delle tavole reggiane, anch’esso sconosciuto, e successivamente molto apprezzato, dai richiedenti asilo. Il pomeriggio si è concluso con un tour della struttura in cui agli stranieri sono state illustrate le funzioni e le attività e del centro.
Il risultato finale della giornata è stata la produzione in poco più di un’ora di 10 chili di cappelletti, che saranno consumati alla cena di Natale del 17 dicembre, e la richiesta da parte dei richiedenti asilo di poter tornare da volontari a dare una mano agli anziani. Peccato poi che alcuni di loro, essendo musulmani, non potranno apprezzare il risultato del loro lavoro.