IsiameD, tre milioni sotto l’albero per la società di Folloni

Il contributo per "promuovere il modello digitale italiano" è contenuto in un emendamento inserito da Ala, il gruppo di Denis Verdini, nella Finanziaria appena approvata. Il senatore PD Esposito: "Una marchetta"

REGGIO EMILIA – Un contributo di tre milioni di euro a favore di una società privata, la IsiameD, presieduta dal reggiano Gian Guido Folloni (foto), chiamata a “promuovere il modello digitale italiano”. E’ spuntato, improvvisamente, nella legge di Bilancio appena approvata, grazie a un emendamento presentato a Palazzo Madama dai senatori Pietro Langella e Antonio Milo di Allenza Liberalpopolare-Autonomie (Ala, il gruppo di Denis Verdini), e poi riformulato dai relatori Magda Zanoni del Partito democratico e Marcello Gualdani di Alternativa popolare.

Un emendamento che fa cadere dalle nuvole il ministro Carlo Calenda che in risposta all’Agi, la prima a dare notizia di questo contributo, scrive su Twitter: “Emendamento parlamentare a cui non è mai stato dato parere positivo. Non ne sapevo nulla finché non segnalato da voi. Non ho la più vaga idea di cosa sia. Mi sembra una roba stravagante, a dir poco”.

Stravagante o no, comunque sia, ora l’emendamento è stato approvato. Recita: “Al fine di affermare un modello digitale italiano come strumento di tutela e valorizzazione economica e sociale del Made in Italy e della cultura sociale e produttiva della tipicità territoriale  è assegnato un contributo pari a 1.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 in favore dell’istituto IsiameD per la promozione di un modello digitale italiano ei settori del turimo, dell’agroalimentare, dello sport e delle smart city”.

IsiameD, come si è detto, è presieduta dall’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, Gian Guido Folloni, 71 anni, ed è nata nel 1974 come “Istituto di relazioni internazionali sotto la vigilanza del Ministero Affari Esteri”. La conversione al digitale della società muove i primi passi nel 2011, quando comincia una collaborazione con ‘Il Comunicatore Italiano’, un ‘think tank’ sulla reputazione online e l’economia digitale nato lo stesso anno. La collaborazione tra le due associazioni, fa sapere IsiameD ad Agi, era finalizzata allo studio dei “temi della nuova economia digitale”. Ma è solo nel 2016 che IsiameD decide di cominciare ad affrontare la missione dell’innovazione digitale progettando la prima management company italiana per l’innovazione digitale, per accelerare la creazione di un “modello digitale italiano”.

Conta al suo interno solo quattro dipendenti e ha un capitale sociale di appena 10mila euro. Ma chi c’è dietro IsiameD? L’amministratore delegato e primo azionista è Vincenzo Sassi: ex Unicredit, con un passato nella diocesi di Acqui Terme: è stato chiamato dopo lo scandalo che travolse la diocesi, che utilizzava fondi per le attività di carità per ripianare debiti dovuti a dubbie operazioni finanziarie.

L’altro cattolico è appunto il reggiano Gian Guido Folloni: un passato da giornalista (è stato anche direttore di Avvenire), ex Dc, ex ministro per i Rapporti col Parlamento nel ’98-’99 e oggi membro del Centro Democratico di Bruno Tabacci. Ex Dc è anche Antonio Milo, oggi senatore di Ala e, guarda caso, firmatario dell’emendamento pro-IsiameD. E proprio Milo ha accompagnato Folloni e Sassi a febbraio in Egitto.

In quell’occasione sono stati firmati due progetti (dopo una serie di incontri con i vertici della Banca centrale egiziana e con ministri del Governo), uno per la creazione di un “Campus di innovazione digitale” ed un altro per una “Banca Digitale”, al Cairo. Spuntano anche legami con la Cina, dato che la società ha siglato un importante accordo col colosso della comunicazione Zte sul fronte smart city. Infine il 14 dicembre scorso l’Istituto ha ottenuto le credenziali di e-residenza digitale in Estonia.

Tornando all’emendamento, il senatore Pd Stefano Esposito ha commentato lapidario in proposito: “Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi. Per questo sono sempre stato un sostenitore del maggioritario. Vedrai col proporzionale che spettacolo”.