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Igor il russo, individuato chi lo ha aiutato: il video del primo omicidio

Impedito che proseguisse la scia di sangue. Per caccia all'uomo 1.600 pattuglie, 1.800 edifici rastrellati

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REGGIO EMILIA – Proseguono le indagini sulla rete di fiancheggiatori che ha agevolato la fuga dall’Italia di Norbert Feher, alias Igor il russo, il killer di Budrio. Gli inquirenti stanno tirando le fila sulle persone, almeno 10 se non di piu’, che hanno favorito la latitanza dell’assassino serbo, arrestato il 15 dicembre a El Ventorillo, nella regione spagnola di Aragona, dopo un conflitto a fuoco in cui sono rimasti uccisi due agenti della Guardia Civil. E i primi risultati delle indagini dovrebbero arrivare gia’ nei prossimi mesi. “Stiamo lavorando a un’informativa che presenteremo all’autorita’ giudiziaria. Entro la meta’ del prossimo anno saremo di nuovo qua”, spiega il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Bologna, Valerio Giardina, che oggi ha incontrato la stampa per fare il punto sulle attivita’ del 2017.

Igor

Il video inedito dell’uccicione del barista Davide Fabbri
Con l’occasione, e’ stato anche diffuso un video inedito del primo assassinio compiuto da Feher, quello del barista Davide Fabbri a Riccardina di Budrio, frazione del bolognese, l’1 aprile. Nelle immagini della telecamera di sicurezza si vede il barista sottrarre a “Igor il russo” il fucile, e inseguire il malvivente nel retro del locale. Pochi istanti dopo, le immagini riprendono nuovamente il serbo mentre, con in pugno la pistola con cui ha ucciso il barista, esce dal locale

Da quell’episodio, e dalla successiva uccisione della guardia ecologica Valerio Verri nelle campagne di Portomaggiore, parti’ un’imponente caccia all’uomo nella bassa tra Bologna e Ferrara, di cui oggi Giardina fornisce qualche numero. Si parla di circa 1.600 squadre di pattuglie impegnate in tre mesi, di cui 360 per operazioni di rallestramento, e 963 pattuglie di antiterrorismo. E ancora, 350 gli appostamenti (mimetizzati), 82 perlustrazioni con unita’ cinofile, che in otto casi hanno permesso di rintracciare Igor, 1.820 rastrellamenti negli edifici e 102 scansioni con telecamere termiche. Nel corso di quei tre mesi, tra le altre cose, la massiccia presenza di Carabinieri nelle campagne tra Bologna e Ferrara ha permesso di arrestare 93 persone per vari reati, denunciarne altre 582, sequestrare 20 chili di hashish e 20 auto rubate.

“Dispositivo di sicurezza perfettamente riuscito”
“Quel dispositivo di sicurezza e’ perfettamente riuscito – rivendica oggi il comandante dell’Arma – nell’impedire il proseguimento di una scia di sangue, che Igor ha insita nel suo profilo criminologico. La nostra previsione era che non si sarebbe fermato davanti a nulla”, per questo fu deciso un dispiegamento di forze cosi’ massiccio. Le indagini ora proseguono “sulla rete di fiancheggiatori – spiega Giardina – che hanno agevolato la latitanza di Feher e la cui presenza era stata scoperta gia’ in aprile, quasi nell’immediatezza” dei fatti.

Intercettazioni, anche ambientali, e pedinamenti “ci hanno permesso di capire attraverso quali canali e’ filtrato dall’Italia”. Con le autorita’ spagnole, assicura il comandante, “c’e’ un dialogo assolutamente positivo”. I tabulati telefonici e le registrazioni che sono stati richiesti dalle autorita’ italiane “sono in fase di elaborazione. Non appena sara’ tutto pronto ci sara’ uno scambio di dati investigativi, che anche noi abbiamo raccolto in Spagna da luglio”, sottolinea Giardina.

“Igor ha goduto di appoggi”
Dunque, promette il comandante, “entro la meta’ del prossimo anno saremo di nuovo qua, insieme a persone con la divisa di un altro colore”. Igor il russo, pero’, “e’ un personaggio atipico – ci tiene a dire il comandante dell’Arma – ha goduto di appoggi, ma e’ assolutamente autonomo, tanto da estraniarsi in diversi momenti dalla cellula criminale”, su cui gli inquirenti cercano conferme. Non e’ escluso, infatti, che Feher facesse parte o comunque fosse coperto da una struttura organizzata. “E’ un latitante non tradizionale – insiste Giardina – che non ha legami col territorio, neanche familiari”. L’arresto di Feher dunque “e’ un risultato importante. Ora bisogna cercare e cristallizzare le prove – afferma Giardina – c’e’ un percorso, con procedure ben precise e con attivita’ che hanno bisogno di autorizzazioni e impegno. Siamo soddisfatti del nostro lavoro, ma non sazi”.

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