Summit per decidere se l’Antimafia deve entrare in campo

Secondo confronto con gli investigatori e la procura di Reggio per capire se le competenze sul delitto sono della Dda oppure se, nonostante le modalità da esecuzione mafiosa, il movente è "comune"

REGGIO EMILIA – Per ora la Procura distrettuale antimafia non avocherà a sé l’inchiesta sull’assassinio di Francesco Citro. Quando sino ad ora emerso dalle indagini non è sufficiente per indicare il contesto mafioso del delitto, così il fascicolo dell’inchiesta da Reggio non prenderà la strada di Bologna. Fino ad oggi a coordinare gli investigatori sul campo e i tecnici (dai medici legali ai periti balistici, fino alla polizia scientifica) è stato il sostituto procuratore Valentina Salvi, che ha anche firmato tutti gli atti necessari quali il conferimento dell’incarico agli anatomopatologi di Modena per eseguire l’autopsia. Questo non significa che la Dda si sia disinteressata del caso, anzi: la dottoressa Salvi è sempre rimasta in stretto contatto con i colleghi bolognesi tanto che uno di loro, il pm Stefano Orsi, sabato è giunto a Reggio per un confronto ed eventualmente analizzare quanto emerso con la lente del professionista antimafia.

Un secondo, importante momento di confronto si è tenuto nelle scorse ore alla presenza del comandante provinciale  dell’Arma, Antonino Buda, di quello del comando di Guastalla, Luigi Regni, e del maresciallo di Reggiolo Sandro De Monaco. Lo aveva preannunciato il procuratore capo di Bologna, Antonio Amato, che ha ribadito l’attenzione con cui segue lo svilupparsi delle indagini e degli interrogatori incrociati dei testimoni e dei parenti della vittima.

Intanto le indagini proseguono con interrogatori ma anche sul campo. A Reggiolo nelle scorse ore sono stati utilizzati anche cani molecolari.