Il pentito Muto tira in ballo Berlusconi e la moglie del sindaco foto

Il collaboratore ha parlato di come la mafia avrebbe cercato vantaggi appoggiando candidati. Luca Vecchi: "Calunnie e illazioni tendenti a gettare fango su un'intera città"

REGGIO EMILIA – Ha parlato anche di politica ed elezioni – dall’ex premier Silvio Berlusconi al sindaco di Reggio Luca Vecchi – il terzo collaboratore di Giustizia del processo Aemilia, Salvatore Muto. Sdegnata la replica del primo cittadino: “Calunnie e illazioni tendenti a gettare fango non soltanto su un sindaco ma su un’intera città”.
Originario del crotonese, Muto è stato per anni il braccio destro di Francesco Lamanna, uno dei capi della ‘ndrangheta emiliana condannato con rito  abbreviato nel troncone bolognese del processo. Muto ha deciso di collaborare in settembre, e ha raccontato quanto sa i procuratori antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi alla presenza del maresciallo Gaglianone del Nucleo Investigativo dei Carabinieri.

Nelle scorse ore il pentito calabrese è stato chiamato a deporre al processo in corso a Reggio. Oltre a raccontare di affari e cantieri, appalti e false fatturazioni, si è addentrato a descrivere quelli che sono stati negli ultimi vent’anni i rapporti con la politica della consorteria criminale a cui appartiene. La ‘ndrangheta “si impegnò a raccogliere voti alle elezioni politiche del 1994 tra Cutro e Isola Capo Rizzuto per Silvio Berlusconi”, ha dichiarato in videoconferenza lunedì 19 per poi aggiungere anche di aver partecipato di persona, a Cutro, alla campagna elettorale del primo governo Berlusconi: “Si fece una sottoscrizione nel paese e tra quelli che si diedero da fare c’erano tutti i nomi della ‘ndrangheta”.

Come riporta il giornalista Paolo Bonacini (ex direttore di Telereggio) nel suo splendido report per conto della Camera del Lavoro di Reggio “Tonino Coniglio, ma anche Colacino e Paolini, si impegnarono personalmente per sostenere due imprenditori di spicco candidati al parlamento nella liste di Forza Italia: Floriano Noto alla Camera e Gerardo Sacco al Senato. Il primo è titolare della catena di supermercati AZ diffusa in tutta la Calabria. Vanta circa 300 milioni di euro di fatturato l’anno e da febbraio di quest’anno ha stretto un accordo strategico con il colosso emiliano della grande distribuzione Coop Alleanza 3.0 per l’utilizzo del marchio Coop in Calabria. Per chi non lo sapesse parliamo della grande impresa nata dalla unificazione delle tre cooperative di Reggio, Modena e Bologna”. Nessuno dei candidati fu eletto, ma i mafiosi pretesero alcuni favori in cambio del promesso appoggio.

IL COLORE DELLA MAFIA – La mafia non è nè di destra nè di sinistra. Va dove le conviene, per fare affari. Giovedì 23 novembre Muto lo ha spiegato bene affermando che “Portiamo voti alle persone dalle quali possiamo poi avere dei benefici”. Così sarebbe andata con Giuseppe Pagliani, capogruppo in Provincia del Popolo delle Libertà, avvicinato in piena crisi economica nel tentativo di far eleggere un “amico” che sorreggesse le imprese edili mafiose (perché, dice Pagliani in una intercettazione, erano state scaricate dalla cooperazione). Lo stesso modo di agire, la ‘ndrangheta reggiana lo avrebbe tenuto nel 2014 verso l’allora candidato sindaco di Reggio, Luca Vecchi. Salvatore Muto – riferisce Boncini – spiega: “Facemmo una cena della consorteria alla quale fu chiamato Francesco Lamanna. E a questa cena era presente Eugenio Sergio (imputato al processo attualmente in carcerazione preventiva). Siccome lui era parente della moglie del sindaco, chiese a Francesco Lamanna se riusciva a raccogliere voti a Reggio Emilia per il marito della cugina”. Il riferimento è alla moglie di Vecchi, Maria Sergio, che non è però cugina di primo grado di Eugenio Sergio: i due figli di cugini. Eugenio Sergio avrebbe chiesto a Lamanna l’impego a portare voti a Vecchi perché Lamanna aveva molti parenti e amici nel reggiano. Conclude Salvatore Muto: “Lamanna si mise a disposizione e promise il suo impegno, anche se non c’era nessun patto a tavolino firmato con il candidato sindaco”.

LA REPLICA DEL SINDACO LUCA VECCHI – Mentre l’eco delle parole di Muto si sentiva nei corridoi del Palazzo di Giustizia e nelle redazioni dei giornali di Reggio e Modena (dopo l’elezione del marito, la Sergio non è più dirigente dell’edilizia in Comune a Reggio ma lavora presso l’amministrazione comunale modenese), il sindaco Luca Vecchi ha diffuso l’ennesima nota stampa amareggiata e secca.

Vi si legge: “Come è evidente è in atto, da oltre un anno, una campagna di illazioni tendenti a gettare fango non soltanto su un sindaco ma su un’intera città, condotta da soggetti mai conosciuti, men che meno incontrati e con i quali non sono mai intercorsi rapporti di alcun tipo. Nel caso di specie non si ha neppure contezza di chi sia tale Eugenio Sergio, né lo si è mai frequentato o anche solo incontrato”.

Vecchi poi spiega che “Da tempo abbiamo scelto di non replicare a simili illazioni e calunnie, riservandoci ogni azione di tutela nelle sedi opportune.
Abbiamo piena fiducia nell’azione della magistratura che peraltro ha già fatto ampiamente luce sui fatti di cui si parla e che continuerà, come deve, ad accertare la verità”.

E a fronte di eventuali illazioni sull’Amministrazione comunale, il primo cittadino sottolinea: “I fatti parlano per noi, e li lasciamo parlare volentieri: dal nuovo Protocollo firmato con la Prefettura al sequestro di immobili abusivi, sino alle molte iniziative nel campo della prevenzione e del contrasto all’infiltrazione dei clan, sono decine le azioni messe in atto in questi anni per contrastare il cancro del crimine organizzato di stampo mafioso e la sua possibile diffusione nella nostra regione”.