Landi Renzo, fumata nera su esuberi e piano industriale

Il gruppo li conferma al tavolo del ministero e la Fiom annuncia battaglia

REGGIO EMILIA – Fumata nera ieri al ministero dello Sviluppo economico, nel tavolo aperto sulla vertenza sindacale del gruppo Landi Renzo. La multinazionale di Reggio Emilia, leader del settore dei sistemi di alimentazione a metano e gpl, e’ infatti rimasta sulle sue posizioni chiudendo alla possibilita’ di modificare il proprio piano industriale, che prevede di delocalizzare parte delle produzioni in Polonia, India e Iran, con conseguente riduzione del personale.

A Reggio Emilia sono in particolare 111 gli esuberi previsti, mentre a Vicenza e’ l’intera societa’ del gruppo Lovato gas a rischiare la chiusura, nonostante, come osserva Andrea Brunetti della Fiom-Cgil nazionale, “sia un ‘azienda in salute e ancora a pieno regime, con tutti i lavoratori in piena attivita’ (nonostante siano in presidio permanente da oltre 70 giorni) e addirittura un picco di produzione coperto da 25 interinali”.

Landi ha inoltre escluso l’eventualita’ di cedere la Lovato “nonostante le manifestazioni di interesse che pure la Regione Veneto e il Comune di Vicenza avevano portato al tavolo”. Per l’azienda vicentina, infine, la Fiom segnala un’altra urgenza, “perche’ il 6 dicembre scadono i 75 giorni della procedura di mobilita’. Chiediamo all’azienda di sospendere la procedura e utilizzare gli ammortizzatori per consentire un confronto per avviare un percorso che individui possibili soluzioni”.

Ma in generale, prosegue Brunetti, “e’ il piano industriale a non convincerci, perche’ a fronte di questa ristrutturazione non si capisce come l’azienda possa crescere del 7% l’anno da qui fino al 2022 per riuscire a rilanciarsi e contemporaneamente ottemperare alle scadenze con le banche per il piano di rientro dal debito”. Il sindacato annuncia quindi battaglia: “Porteremo avanti le nostre ragioni ai tavoli territoriali sapendo che se il problema sono i debiti con le banche tireremo dentro in questa vicenda anche loro”. Come “abbiamo sempre detto- conclude la Fiom- a questo gioco al massacro sulla pelle dei lavoratori non ci stiamo”.