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“Diamanti, ho investito 30mila euro e ho perso molti soldi”

La testimonianza di un 74enne: "In banca mi hanno detto che avrei guadagnato il 3-4% senza rischi. Adesso li porto in tribunale". Gli investitori reggiani traditi sono 150. Multe dell'Antitrust per Idb, Unicredit, Bpb, Banca Intesa e Mps. Idb: "Ricorreremo al Tar"

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REGGIO EMILIA – Non si sa se i diamanti siano davvero i migliori amici delle donne: di sicuro si sono rivelati i peggiori nemici degli investitori, se ci riferiamo ai circa 150 reggiani che hanno già bussato alla porta di Federconsumatori Reggio Emilia per cercare di recuperare i risparmi che avevano investito proprio in diamanti. Impieghi che a causa delle fluttuazioni del mercato hanno perso considerevolmente di valore.

Ma a quanto pare gli investitori in molti casi non erano correttamente informati della situazione. Broker e banche sono state sanzionate dall’Antitrust per 15 milioni di euro per offerte “gravemente ingannevoli e omissive”, come sottolinea Federconsumatori. In particolare l’Antitrust ha ritenuto “gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento” da parte delle società Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi) “anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano”.

Gli intermediari multati sono Diamond Private Investment (Dpi) e Idb (sia la società Intermarket Diamond Business spa che Idb Intermediazioni Srl); le banche in questione sono Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banco Bpm. “Le sanzioni irrogate sono state: in un caso, pari complessivamente a 9,35 milioni (2 milioni per Idb; 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco Bpm); nell’altro caso, pari complessivamente a 6 milioni (1 milione per Dpi; 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per Mps)”, si legge in una nota dell‘Agcm.

Le vittime di questa situazione pensavano che il diamante fosse un bene rifugio, una scommessa a basso rischio. Ma, purtroppo, hanno perso parte dei soldi che avevano investito in questo modo. Esemplare la storia di un pensionato di 74 anni che abbiamo incontrato nella sede dell’associazione Federconsumatori e che ha accettato di raccontarci la sua storia a patto di mantenere l’anonimato.

“Io al bancario – ci racconta Gino, nome di fantasia – l’ho detto chiaramente: non mettiamo i soldi in Borsa, perché è vero che ci si può guadagnare ma si può anche perdere molti soldi. Devi trovarmi un posto sicuro in cui investire. Allora – racconta il pensionato – mi fanno una proposta. Man mano che scadevano gli investimenti precedenti li mettevo in diamanti, perché mi dicevano che avrei guadagnato il 3 – 4% esentasse: per questi tempi è un bel prendere. Mi dicevano che non si sarebbe dovuto pagar tasse perché è un mercato a parte. Nella mia ignoranza ho detto: se è così facciamolo. Mi accontento di poco, a patto che i miei risparmi siano recuperabili”. Gino accetta l’offerta e in diversi scaglioni investe circa 30mila euro.

“Mi sono fidato e allora 4 – 5 anni fa ho cominciato a investire i soldi in questo modo. Certo, me ne sono rimasti altri fuori da questo investimento, ma sa: se mi capita un accidente, qualcosa, si fa presto ad averne bisogno. Vedevo che c’era un guadagno, anche se non esagerato”. Domenica scorsa però suona il campanello d’allarme: e non è la banca a farlo scattare, bensì la stampa. “Mi sono accorto leggendo il giornale che il mio investimento si era considerevolmente ridotto: ma come, dicevano che erano investimenti sicuri… Sono andato in banca e ho chiesto spiegazioni, ma mi hanno detto che non sapevano niente e che sarei dovuto ripassare entro dieci giorni”.

“Se funziona così è peggio che mettere i soldi in Borsa – dice Gino sconsolato – ma adesso ho fatto causa, vedrà che la banca dovrà ridarmi i miei soldi. Quando ho chiesto spiegazioni sono stati vaghi. Mi hanno detto: quando riprende il mercato guarderemo… Io intanto li porto in Tribunale”.

L’investimento veniva proposto in banca da intermediari appartenenti a società esterne: per questo Federconsumatori ritiene che “ancora una volta le banche si rivelano ‘complici’ di un meccanismo ingannevole, a danno di ignari risparmiatori convinti di investire in un’operazione sicura e garantita. È ora che le autorità bancarie e finanziarie, a partire da Banca d’Italia e Consob, troppe volte distratte, agiscano con maggiore attenzione e incisività su tali questioni, sanzionando i comportamenti degli istituti bancari, arginandoli con la disposizione di misure tese a superare la grave asimmetria informativa che pone i cittadini, sempre e comunque, in una posizione di svantaggio”.

“Tutti i risparmiatori coinvolti – conclude Federconsumatori – potranno rivolgersi presso i nostri sportelli, dove valuteremo caso per caso il percorso di tutela più opportuno”.

La replica di Idb: faremo ricorso al Tar
Idb comunica che “il provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, inficiato da gravi errori sia nell’accertamento dei fatti, sia in linea di diritto, sarà impugnato al Tar”.

Aggiunge anche che “il 27 novembre 2017 avvierà gradualmente il processo volto al ripristino della sua normale attività di vendita”. “La gradualità della ripartenza – si legge in una nota di Idb – sarà scandita da passaggi fondamentali orientati ad un ordinato riavvio del mercato. Entro la fine di novembre ci sarà la presentazione agli organi competenti del materiale informativo e della modulistica che accompagnerà la ripartenza. Entro la prima settimana di dicembre ci sarà l’implementazione del tavolo con le associazioni dei consumatori, promotori e attuali aderenti sono Codacons e Movimento Difesa del Cittadino. Entro la settimana di dicembre la pubblicazione dei nuovi prezzi. Idb, in coerenza con la sua storia e al fine di inquadrare la ripresa dell’operatività in un mercato più trasparente, efficiente e risanato, ha già iniziato la predisposizione di tutti gli elementi utili al concreto avvio di questo processo che avrà formalmente inizio il 27 novembre”.

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