Delitto di Reggiolo, si segue anche la pista mafiosa fotogallery

Indagini a 360 gradi per l'agguato dove è stato ucciso il 31enne Francesco Citro, autista originario di Melissa (Kr) ma residente da anni a Villanova

VILLANOVA DI REGGIOLO (Reggio Emilia) – Potrebbero essere legati ad ambienti mafiosi gli esecutori del delitto di Villanova? E’ una delle piste battute dagli investigatori, che stanno ascoltando parenti e amici della vittima, Francesco Citro, 31 anni. Si indaga anche nell’ambiente dell’autotrasporto, in cui lavorava come autista di mezzi pesanti il giovane ucciso da ignoti killer. Il pm Salvi ha iniziato già la scorsa notte gli interrogatori. Allo stato dei fatti non si esclude nessuna pista: da quella della criminalità comune (un ladro sorpreso nella palazzina) al gesto di un folle, dall’errore di persona all’eccesso colposo, dal delitto passionale ad appunto la criminalità organizzata. Tutti vanno molto cauti a pronunciare parole come ‘ndrangheta, quasi fosse offensivo per la memoria della vittima e gli annali della storia d’Italia non fossero pieni di innocenti uccisi dalle mafie anche per futili motivi.

Gli assassini (o l’assassino) potrebbero avere legami con le stesse persone che nei giorni scorsi hanno bruciato due autovetture nella zona di Reggiolo, forse le stesse che ieri sera, attorno alle ore 20, hanno dato fuoco anche alla Volkswagen di Citro. Nel quartiere erano arrivati i vigili del fuoco e i carabinieri, oltre al sindaco Angeli, preoccupato per l’escalation di roghi dolosi: atti chiaramente intimidatori.

Dopo che l’emergenza era rientata e apparentemente era ritornata la tranquillità, verso le 23 si sono sentiti degli spari e delle urla. Secondo una prima ricostruzione qualcuno (forse gli stessi incendiari) si è presentato alla porta di casa Citro e a gran voce ha chiamato fuori Francesco. Questi, appena aperta la porta, è stato investito da colpi di pistola sparati a bruciapelo. Il killer si è poi dileguato nella nebbia.

Sul posto sono arrivati prima un’ambulanza con l’automedica al seguito ma i soccorritori non hanno potuto salvare la vita al camionista, che era stato ferito con spari a distanza ravvicinata. Quindi è arrivato il sostituto procuratore Valentina Salvi con i carabinieri, il medico legale e la polizia scientifica. Già oggi sarà conferito l’incarico per l’autopsia che, insieme ai rilievi balistici e agli interrogatori in corso in queste ore, sarà fondamentale per la ricostruzione della dinamica dell’assassinio. Importante sarà anche l’analisi delle immagini raccolte dalle telecamere private e dall’articolato sistema pubblico di videosorveglianza della Bassa.

Il delitto ha creato sgomento nella comunità reggiolese, negli ultimi anni toccata più volte da eventi drammatici come il terremoto, e tragici come altri omicidi: da quello dell’imprenditore Christian Cavaletti (ucciso dalla ex moglie e dal nuovo partner di lei) a quello di Shahbaz Akhtar (pakistano 35enne ucciso a bastonate del 2008 a Villarotta), all’omidicio-sucidio di Beatrice Mantovani e Ivano Ferraris (l’uxoricida) proprio nella stessa frazione.

La famiglia Citro è originaria del crotonese ma da sempre vive in Emilia: Francesco aveva frequentato le Superiori a Carpi ed era sposato con una ragazza di Montecchio Emilia, Milena Di Rosa, che gli aveva dato due bambini. I genitori vivono da anni a Reggiolo, dove è particolarmente conosciuta e stimata la famiglia. Il padre Carmine e madre Antonietta Cortese sono originari di Melissa, comune del Crotonese famoso sia per un eccidio di braccianti durante un’occupazione di terre, avvenuto nel 1949, che per la frazione marittima, la bella Torre Melissa.