Aemilia, il pentito Valerio: “Facevamo pure le lire false”

La difesa gli sottopone nomi di intimiditi fra il 2010 e il 2012 fra cui spunta anche il nome dell'ex deputato Emerenzio Barbieri

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REGGIO EMILIA – Le attivita’ illecite della cosca di ‘ndrangheta radicata in Emilia erano le piu’ disparate, purche’ redditizie. Oltre alla falsa fatturazione e allo “svuotamento delle societa’ per truffare i fornitori”, c’era anche la “fabbricazione delle lire”. La valuta, uscita fuori corso, aveva infatti “un valore sul mercato nero”.

Di questa attivita’ ha fatto oggi un breve accenno il pentito Antonio Valerio, da diverse udienze sottoposto al contro interrogatorio degli avvocati che assistono gli imputati del rito ordinario del processo, in corso nel tribunale di Reggio Emilia. Al collaboratore di giustizia, per diversi minuti, sono poi stati sottoposti i nomi di numerose persone e societa’.

Si tratta di quelli dell’elenco “dei fatti delittuosi”, i cosiddetti “reati spia”, fornito a maggio del 2016 dal maggiore Andrea Leo, ex comandante dei Carabinieri di Fiorenzuola, che ha fatto il conto dei 124 atti intimidatori, da Modena a Piacenza, avvenuti tra il gennaio del 2010 e l’ottobre del 2012. Valerio ha risposto nella maggior parte dei casi trincerandosi dietro una sfilza di “non ricordo”, spiegando tuttavia che in quel periodo i suoi “affari” lo avevano portato all’estero: in Spagna, Polonia, Svizzera e Bulgaria.

Nella lista spuntano pero’ anche nomi conosciuti, come quello dell’avvocato penalista Antonio Sarzi Amade’ (che il collaboratore ha ammesso di conoscere) dell’ex deputato reggiano Emerenzio Barbieri (di cui Valerio non ricorda) e di Cinzia Franchini, modenese, ex presidente della categoria interna degli autotrasporti di Cna Fita, che era stata ascoltata dalla commissione nazionale antimafia in missione a Reggio Emilia e Modena, per poi denunciare di essersi sentita “lasciata sola” sul fronte antimafia, anche dalla propria associazione.

Sul nome di un imputato, infine, Valerio risponde: “Dovrebbe fare il muratore”. Alla richiesta di chiarimenti il pentito aggiunge: “Nasciamo tutti muratori, ma in realta’ facciamo tutt’altro”.

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