Aemilia, Muto: “Grazie al porto d’armi giravo armato”

Il pentito: "Ma non ce n'era bisogno, tanto qui ci temevano tutti"

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REGGIO EMILIA – Il pentito del processo Aemilia contro la ‘ndrangheta Salvatore Muto girava armato. Possedeva, con regolare porto d’armi per la caccia, due fucili ed una pistola. Ma, a parte “un fatto personale” e un secondo episodio di cui e’ accusato (per il quale si e’ dichiarato oggi innocente) in cui ne fece uso a scopo intimidatorio, non aveva bisogno di usarli. Perche’, spiega oggi Muto collegato con l’aula del Tribunale reggiano per l’udienza del rito ordinario, “qua in Emilia ci temevano tutti e nessuno si metteva contro di noi”.

Inoltre, “non si faceva la guerra: se sorgevano questioni ci si metteva d’accordo perche’ ci guadagnavamo tutti”. Incalzato dalle domande dei pubblici ministeri, Muto ha aggiunto: “Andavo in giro soprattutto con il fucile perche’, se mi avessero fermato con la pistola, avrei dovuto dire che stavo andando al poligono. Con il fucile, invece, potevo raccontare che stavo andando in Toscana, a cacciare i cinghiali nella riserva”.

Nel caso in cui avesse fatto fuoco, inoltre, “alla pistola e’ possibile risalire. Al fucile, che ha la canna liscia, no”, spiega ancora Muto.

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