Il killer non ha dato scampo a Citro, eseguita l’autopsia fotogallery

Centinaia di messaggi di cordoglio ai famigliari, parenti e amici in preghiera in un locale appositamente allestito nel condomino dei genitori. Indagini a tutto campo

REGGIOLO (Reggio Emilia) – Non ha avuto scampo, Francesco Citro. E’ morto quasi all’istante, colpito da proiettili di grosso calibro di cui uno mortale al cuore. Mentre a Reggio arrivata il procuratore Antimafia di Bologna per fare il punto con gli investigatori, ieri mattina all’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Modena è stata eseguita l’autopsia sul corpo dell’autista 31enne che, attorno alle 23,30 di giovedì, è stato assassinato sulla porta di casa, in via Papa Giovanni XXIII  a Villanova di Reggiolo, nella Bassa reggiana. L’esame ha dato esiti sostanzialmente in linea con quanto osservato sulla scena del crimine dal medico legale e dagli investigatori: è stato attinto alla spalla, ad un piede e in pieno torace. In tutti sono stati sparati 7 colpi; alcuni proiettili hanno raggiunto il soffitto del ballatoio,  probabilmente perché sparati dal basso verso l’alto mentre il killer saliva le scale inseguendo il camionista.

Probabilmente la famiglia del giovane non dovrà attendere a lungo di riavere la salma del propri caro per poter celebrare le esequie. Nella giornata di ieri amici e parenti della vittima si sono riuniti in preghiera in un locale appositamente allestito nel condominio di via Paisello, sempre a Reggiolo, dove abitano i genitori della vittima, Carmine e Antonietta Cortese. E ad ogni ora fiume di post che manifestano sgomento e cordoglio si sono riversati sulle pagine facebook della giovane vedova Milena Di Rose (nata a Montecchio Emilia), di altri familiari e soprattutto nella pagina della stessa vittima. Giovani reggiani, modenesi (Citro aveva studiato a Carpi) e calabresi lasciano messaggi addolorati, foto di momenti felici, emoticon e disegni in questa sorta di cenotafio virtuale.

Gli investigatori lavorano senza escludere nessuna pista, ha ribadito il sostituto procuratore Valentina Salvi che coordina le indagini in stretto contatto con la procura antimafia di Bologna. Le modalità del delitto sono quelle dell’esecuzione, il contesto è fortemente suggestivo e non si può non pensare alla ‘ndrangheta che in quelle terre della Bassa ha per anni prosperato. Ma indagare a “360 gradi” significa non scartare nulla: dal delitto passionale o per vendetta, ma anche a quello legato alla criminalità comune (ad esempio, un furto finito in tragedia).

Il 31enne e la sua famiglia, così come i genitori, a detta di tutti sono persone “a modo”, “per bene”, ben educate e gentili. Non ricchi, ma di grande dignità, abitavano in case dove non si nota ostentazione o cattivo gusto. Niente auto o abiti di lusso, niente gioielli o vacanze paradisiache. Anche le feste più importanti – quelle dei matrimoni, gli anniversari, i battesimi – non sono state esibizioni pacchiane di raggiunto benessere. Francesco Citro era un lavoratore: tutto lavoro e famiglia, come si suol dire. Lui e la moglie sono descritti come innamoratissimi. Troppe testimonianze unanimi su questo punto. Tanti anche gli amici, con cui si trovava al bar, faceva grigliate o brevi vacanze.

Se quel ragazzo era così amato allora perché quel tragico giovedì qualcuno lo ha ammazzato senza pietà a colpi di calibro 9? E perché tre ore prima qualcuno aveva dato fuoco alla Volkswagen Golf intestata alla moglie ma che utilizzava lui? E questo rogo è collegato – e se sì, in che modo – ai due precedenti roghi di autovetture avvenuti a Reggiolo? Il primo attentato incendiario è stato ai danni dell’artigiano edile Giuseppe Mesoraca, ed è avvenuto il 15 novembre in via Paisello, la stessa dove abitano i genitori di Citro. Nel secondo – nella notte tra il 20 e il 21 novembre – è stata data alle fiamme l’auto di Antonella Angeli, dipendente Coopservice e moglie di un ex dirigente della Cooperativa Muratori Reggiolo.