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Stop a contratto integrativo, bufera sulle coop sociali

Legacoop e Confcooperative lo disdettano e i sindacati passano al contrattacco

REGGIO EMILIA – La cooperazione reggiana e’ di nuovo sotto tiro. A puntare il mirino sono i sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil contro il “colpo di spugna” di Legacoop e Confcooperative, che mercoledi’ scorso hanno informato di voler disdettare (dall’1 gennaio del 2018) l’accordo sulla contrattazione integrativa delle cooperative sociali del territorio in essere da almeno 15 anni. L’intesa triennale, sottoscritta l’ultima volta nel 2014 e in scadenza a fine anno, riguarda 120 realta’ e circa 5.000 lavoratori dei servizi socio-assistenziali ed educativi, impiegati in asili nido, case di riposo e centri diurni della provincia.

Le centrali cooperative, in particolare, motivano la propria decisione richiamando le “ricadute di ordine economico” generate da uno degli elementi del contratto di secondo livello: l’Ert (elemento di redistribuzione territoriale). Si tratta in pratica di una sorta di premio di produttivita’ annuale erogato ai lavoratori di tutte le coop sociali, calcolato a partire dall’andamento del settore, a sua volta desunto dai bilanci di una ventina di imprese campione. Un valore che nel 2016 ha portato nelle tasche degli operatori circa 500 euro e previsto per il 2017 intorno ai 250 euro.

In sostanza, Legacoop e Confcooperative affermano di non poter far fronte all’esborso, cancellando pero’ insieme all’ert anche le altre condizioni del contratto integrativo (turni di riposo, assicurazione per i lavoratori dell’assistenza domiciliare, pagamento mensile e non “a ore” dello stipendio e comunicazione preventiva ai sindacati dei cambi di appalto”.

Paradossale poi, affermano Sabrina Castagna della Fp-Cgil, Lucia Incerti della Fisascat Cisl Emilia Centrale, Cristian Villani della Fp-Cisl e Raffaella Ilariucci della Uil-Fpl, che a firmare la comunicazione di disdetta dell’accordo sia per Confcooperative Luigi Codeluppi, presidente di Federsolidarieta’. Ma anche al timone della cooperativa Dimora di Abramo, capofila della rete reggiana di accoglienza dei migranti, che ha chiuso il bilancio 2016 con un fatturato di 14,5 milioni (era a 7,8 nel 2015), un milione di utile (erano 900.000 euro nel 2015) e una ripartizione di 65.000 euro tra i soci.

Risultati cioe’, che influenzano l’Ert facendolo schizzare alle stelle. Non convince inoltre i sindacati “il fatto che nell’ultimo incontro avuto il 24 agosto scorso non sia stata data nessuna comunicazione in merito a difficolta’ economiche della cooperazione”, mentre solo sei realta’ del campione hanno chiesto di avvalersi della clausola per dilazionare o congelare il pagamento dell’Ert perche’ navigano in cattive acque. In terzo luogo, non sarebbe casuale che la comunicazione sia arrivata alla vigilia di un nuovo incontro per il rinnovo del contratto nazionale (fissato per domani), in cui “l’orientamento delle centrali cooperative e’ di spostare la contrattazione integrativa dal livello territoriale a quello regionale”.

Insomma, ribadiscono Cgil-Cisl-Uil, “ci sembrano poste argomentazioni fittizie e in parte pretesutose”, mentre si teme “che colpire Reggio Emilia, culla della cooperazione sociale che ha il piu’ alto Ert regionale e in Italia, possa provocare un effetto domino per la disdetta del contratto in altri territori”. Le organizzazioni sindacali affermano anche nel merito: “Se il problema e’ l’Ert si discuta di quello, anche se facciamo notare che i bilanci positivi delle cooperative sono merito dei lavoratori”.

Come prima forma di protesta per la riapertura del confronto – cui le coop si dicono comunque disponibili – scattera’ ora nelle realta’ reggiane il blocco dei tavoli sindacali, cui seguiranno presidi davanti a Legacoop e Confcooperative. Non si escludono scioperi, seppur nel rispetto della normativa sui livelli minimi di servizio garantito.