Schiave del sesso per pochi euro: soggiogate da riti vudu e magia nera

Marco Scarpati, esperto internazionale di lotta al trafficking: “La battaglia contro la prostituzione passa dalla rieducazione del maschio”

REGGIO EMILIA – “E’ difficile spiegare a una ragazzina africana che non deve venire in Italia a prostituirsi perché troverà l’inferno quando il posto dove vive e da cui parte è già un inferno”. Marco Scarpati, avvocato e docente universitario, esperto internazionale di lotta al trafficking, negli anni ha maturato una esperienza importante in Paesi dove prostituzione minorile (ma anche la tratta) sono tra piaghe sociali così estese da minare il futuro dell’intera società. Dai bordelli per pedofili della Cambogia alle strade di Paesi dell’Africa sub-sahariana come il Togo fino alle Filippine, il legale reggiano ha camminato nei luoghi più terribili e lavorato a progetti anti-crimine e di recupero con soggetti quali le Nazioni Unite.

Scarpati, come operano i trafficanti di ragazze?
“Non bisogna pensare che le donne non sappiano mai cosa accadrà loro in Italia e che vengano ingannate, rapite… Avevo 43 anni ed ero pieno di ideologie la prima volta che sono andato a Benin City. Facevo degli incontri con le ragazzine in “scuole a rischio”, dove c’erano studentesse che sembravano già state accalappiate dai trafficanti. Parlavo della prostituzione minorile, le mettevo in guardia, usavo parole durissime. Una di 15-16 anni, molto carina e aggressiva, faceva molte domande sull’Italia e alla fine sbottò e mi disse: “Ma dove pensa che io viva? Abito in una stanza con 8 persone, a breve mio padre mi darà a uno che vuole sposarmi, ogni giorno rischio di essere violentata… E’ molto meglio che venga a prostituirmi in Europa, così tra qualche anno potrò avere i soldi per comprarmi un negozio là e magari aprirne due a Benin City””.
Come affrontare la questione?
“Uno dei problemi fondamentali che nel mio lavoro incontro è che queste ragazze, pur sapendo cosa vengono a fare, accettano di fare una vita terribile perché la fanno già là. Se non hai nulla e devi dare da mangiare alla tua famiglia, farai di tutto per avere una prospettiva. Vogliano fare in modo che non vengano più trafficate? Diamo loro una vita migliore, un contesto dove possano stare meglio. Per un africano il concetto “mio paese” non c’è – c’è forse “mia etnia”. In Africa ogni anno in cerca di una vita migliore 300 milioni di persone si spostano da un luogo all’altro, solo 200mila arrivano in Europa… All’interno del movimento internazionale anti-tratta c’è un filone di pensiero che accetta il traffico come “smuggluing” cioé agevolazione alla partenza verso nuovi luoghi”.
Cioè, cinicamente accettano il trafficking?
“Si tratta di esperti del Nord Europa, nella loro visione i movimenti di masse povere ci sono comunque e se un trafficante si fa pagare da questi disperati, in sostanza li agevola. Ricorrere ai trafficanti sarebbe un diritto per cercare una vita migliore… Io ovviamente ritengo che i trafficanti siano criminali che vanno presi, processati e messi in galera. Ma dobbiamo ammettere che avremo sempre trafficanti fino a quando in Europa non si preveda la possibilità di libero accesso, quanto vuoi normato, selezionato, precisato nel numero annuale di persone che possono venire a trovare legalmente un lavoro e darsi una prospettiva. Inoltre dobbiamo attivare nei Paesi del terzo mondo progetti che diano alternative a queste donne e questi uomini ad essere carne da macello. Io lavoro ed ho lavorato a progetti, sia delle Nazioni Unite sia di associazioni, che vanno in questa direzione”.
E’ a causa di questo stato di bisogno, oltre che alle violenze, che una volta avviate alla prostituzione le ragazze fanno fatica a uscirne?
“La coercizione violenta e le minacce ai famigliari c’è spesso verso le ragazze dell’Est. Le prostitute africane invece vengono quasi tutte all’area nigeriana… e spesso loro sono “legate” con la magia e riti juju, le solite cose spaventose con galli sgozzati, ecc. La minaccia è che se vieni a meno al giuramento magico, lo spirito del juju fa del male e uccide un tuo parente. Dato che in Africa si muore spesso e facilmente, non è difficile che uno dei tanti familiari di una giovane prostituta si ammali e muoia… e che ciò la rafforzi nella convinzione che non deve lasciare la strada. La ragazza in queste situazioni viene magari obbligata a partire dalla famiglia, e lo stregone con il rito la impegna a portare il denaro a chi ha agevolato il suo viaggio, a pagare fino all’ultimo centesimo il debito contratto”.

Marco Scarpati

E’ molto diffuso l’uso di questa forma di vudu?
“La scorsa settimana ho partecipato in Svizzera ad un seminario internazionale che parlava del ricordo della stregoneria nell’ambito degli abusi all’infanzia, degli omicidi di minori, e per la riduzione in schiavitù. Spaventoso. Una studiosa danese ci ha fatto vedere filmati con interviste di giovani terrorizzate; stima che metà delle prostitute danesi di origine aficana sia legata con lo juju”.
Sulla base di cosa si motiva una ragazza a lasciare la strada?
“Ognuna entra nel tunnel con motivi suoi, ognuna esce con motivi diversi. C’è chi arriva a limite della sopportazione e il dolore è più forte della paura, c’è chi trova un uomo, chi incontra un’associazione”.
Cosa pensa del ruolo delle chiese?
“In generale, da laico, penso che se è una religione che ti riduce per paura in una forma di schiavitù sessuale non può essere la religione a liberarti. Noi europei siamo andati avanti perché abbiamo superato i concetti di male e bene assoluti. Poi nelle Filippine col Cifa lavoriamo con le suore su progetti stupendi: alla sera si tolgono il “saio” e mettono la minigonna, ed andiamo nei bassifondi a parlare con le bambine e i bambini per convincerli a lasciare i protettori. Ma laddove c’è la stregoneria, penso sia sbagliato usare la religione come exit strategy”.
Quante sono le prostitute minorenni nella nostra zona?
“Nei viali abbastanza poche. Vengono rapidamente segnalate, i servizi sociali intervengono subito e poi la polizia inizia a battere il luogo per settimane. Per gli sfruttatori non è conveniente. Invece non si sa cosa succede nelle case. Andare con minorenni è un reato. I casi che ho seguito io erano tutti con clienti ricevuti i casa o con la vittima che andava a casa del cliente, che lo preferisce per essere sicuro di non essere fotografato e ricattato. Nel recente caso della Val d’Enza, l’adolescente veniva mandata dalla madre a domicilio”.
Come arrivano in Italia le ragazzine?
“Non con i barconi. Sono merce preziosa, chi investe non vuole perderci: non arriverebbero vive dai vari passaggi in Niger, Ciad, Libia… Sono altre le vie: l’aereo, visti turistici di pochi giorni, magari con l’accompagnatore”.
Qual è il sistema più efficace di lotta alla prostituzione?
“Se lo sapessi, vincerei il Nobel. Gli uomini cercano sesso a pagamento da ottenere facilmente. A domanda molto alta e presente, corrisponde adeguata offerta. Anche nei paesi nordici, dove è stata fatta una lotta durissima alla domanda, il successo non è clamoroso: si è ottenuto un ulteriore nascondimento dell’avvenimento; il fenomeno cambia ma resta. La lotta passa dalla rieducazione del maschio, dalla presenza di più assistenti sociali in campo, e dalla repressione delle attività criminali che sono palesi forme di sfruttamento sessuale”.