La Cna: “Dopo la crisi scomparse 2mila e 500 aziende”

Il presidente Lugli: "Servono reti di impresa". Il settore alimentare sbanca negli Usa

REGGIO EMILIA – In provincia di Reggio Emilia la crisi ha picchiato duro sul comparto artigiano. Tra il 2009 e il 2016 – registra uno studio della Cna provinciale – sono infatti cessate 2.558 imprese (meno 11,7%), dato che colloca la citta’ del Tricolore e il suo territorio al terzultimo posto regionale per numero di aziende non sopravvissute alle difficolta’ finanziarie (hanno fatto peggio solo Parma con meno 15,3% e Forli’-Cesena con 12,7%).

Per quanto riguarda i singoli settori le variazioni piu’ significative si registrano in negativo nel settore delle costruzioni con 1.763 unita’ in meno (meno 15,7%), del trasporto e magazzinaggio con oltre 300 unita’ in meno ( meno 24,1%) e confezioni di articoli di abbigliamento (meno 15,6%). Crescono, invece, le imprese di servizi di comunicazione e informazione con 88 imprese (piu’ 93,6%), noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese con 149 nuove attivita’ (piu’ 37,6%) e riparazione, manutenzione e installazione con 71 nuove imprese (piu’ 25,1%).

Secondo il presidente di Cna Giorgio Lugli “il record di esportazioni, determinato dal modello emiliano di organizzazione a filiera capace di tenere assieme piccole e grandi imprese, ci ha tenuto a galla”. Questo tuttavia, “non e’ bastato per scongiurare la crisi, in particolare nella nostra provincia, che aveva un’economia trainata dalle grandi cooperative nel settore edile”.

Per il presidente, dunque servono ora “alte specializzazioni e reti d’impresa per essere competitivi con i colossi mondiali”. Intanto dalla Camera di commercio arrivano notizie confortanti sulle esportazioni dei prodotti alimentari reggiani negli Stati Uniti. Nel 2016 quelle del vino hanno sfiorato i 30 milioni (piu’ 7,1% sul 2015), mentre per i prodotti caseari trainati dal Parmigiano Reggiano, sono passate da 6,8 a 8 milioni, con un aumento del 24,5%.