Ente Fiere: food, spettacoli e moda per il rilancio

La società che ha vinto il bando, la Terminal One, prevede di realizzare una grande vetrina commerciale del territorio: una galleria con marchi di alto profilo

REGGIO EMILIA – Un ampliamento della funzionalità dell’area, con iniziative nel campo della logistica e della valorizzazione del food, dei grandi marchi con un occhio anche alla cultura e spettacoli. Ma anche una grande vetrina commerciale del territorio, probabilmente una galleria con marchi di alto profilo che presenti il meglio della produzione del territorio e della sua imprenditoria.

Secondo le prime indiscrezioni è quanto si propone di fare la cordata composta da diversi grandi nomi dell’imprenditoria reggiana che si è aggiudicata la gara per la gestione del complesso di via Filangieri, vicino alla stazione Mediopadana. E’ il primo passo autentico verso la possibile rinascita delle Fiere: dopo il capitombolo, nel 2012, della società di gestione a maggioranza pubblica (Reggio Emilia Fiere, oggi in liquidazione), la palla passa ai privati di area Unindustria.

Si tratta della Terminal One spa, che ha vinto la competizione pubblica indetta dal liquidatore giudiziale di Reggio Emilia Fiere,Tiziana Volta, per la conduzione delle attività dell’anno 2018. La base d’asta era di un affitto annuo di 25mila euro: Terminal One ha vinto la gara al rialzo con una offerta di 78mila euro. La cordata di imprenditori è composta da: Giannicola Albarelli di Reggiana Riduttori; Stefano Aleotti di Ruote da Sogno; Marco e Pietro Bernardelli di Grissin Bon; Gianluigi Bertini (Brescia); Renato Brevini di Brevini Riduttori; Ivano Corghi di Fin. Cor.; Carlo e Giovanni Fagioli di Snatt Real Estate; Emanuele Malvolti (Modena); Ivan Paterlini di Gestimm; Luciano, Vittorio e Dario Rabboni di Pregel; Maurizio e Marco Venturi della Ve -Ca.

Gli imprenditori si sono dati “l’ambizioso obiettivo di rilanciare le Fiere di Reggio Emilia, di svolgere servizi a supporto della Stazione Mediopadana, oltre ad attività di promozione delle eccellenze economiche, gastronomiche, culturali, sociali ed artistiche della Provincia di Reggio Emilia e dell’Area Vasta”. Cosa significhi in concreto questa serie di intenti, ancora non è stato spiegato nel dettaglio: ma siamo in grado di anticipare alcune idee che sono state illustrate agli stakeholder che ruotano intorno al quartiere fieristico.

L’idea iniziale è quella di valutare le attività in questo anno di affitto dell’area, per poi presentare al Tribunale una offerta di acquisto del quartiere fieristico. Una volta perfezionata questa operazione si passerebbe alla definizione dei ‘contenuti’. Ad oggi non sarebbe stata prospettata una riduzione dell’attività fieristica, ma un accompagnamento di queste funzioni ad altre. In particolare non ci sarebbe nei piani una riduzione dei capannoni agibili per le fiere: piuttosto si parla di ampliamento della funzionalità dell’area, con iniziative nel campo della logistica (terminal, lo dice il nome stesso) e della valorizzazione del food, dei grandi marchi con un occhio anche alla cultura e spettacoli.

L’ipotesi che circola sarebbe quella di una grande vetrina commerciale del territorio, probabilmente una galleria con marchi di alto profilo che presenti il meglio della produzione del territorio e della sua imprenditoria. La vicinanza con la sede di Max Mara e la presenza di Fagioli nella cordata, che si occupa di logistica nel campo dei grandi marchi della moda, può già essere una suggestione. L’arrivo dell’imprenditore di Ruote da sogno (Aleotti) nel regno del Camer, in un contesto di produzioni integrate con la motor valley, può essere un’altra suggestione. La grande impresa nel settore del food, dove Reggio ha molte frecce al suo arco, potrebbe trovare in via Filangieri una straordinaria vetrina. Il tutto connesso al tema della logistica e trasporti, con servizi a disposizione dei passeggeri della Mediopadana e di chi esce dal Casello.

A far ben sperare per la buona riuscita dell’operazione c’è il fatto che i protagonisti hanno a disposizione capitali importanti da investire. Nella cordata è presente Ivano Corghi, fondatore di Walvoil, venduta tre anni fa per 100 milioni di euro a Interpump; Alessandro Fagioli ha appena firmato il passaggio del 49% delle quote della Fagioli a QuattroR, fondo di investimento partecipato da Cassa depositi e prestiti; Brevini ha ceduto da poco (novembre 2016) alla multinazionale americana Dana l’80% delle quote di Brevini Power Transmission e di Brevini Fluid Power; il vulcanico Stefano Aleotti ha ceduto nel 2013 la maggioranza di Cellular Line al private equity L Capital e al fondo Dvr Capital per 180 milioni; e infine c’è Ve.Ca, azienda di piccole dimensioni ma ad alta marginalità, che stando ai rumors da tempo è in cerca di business in cui investire.