“Spendo 600 euro al mese per vivere in un alloggio popolare fra muffa e clandestini”

La denuncia di Amal Gazaf, egiziana di 31 anni che abita in una palazzina in via Pasteur: “E' dal 2004 che denuncio lo stato di abbandono ad Acer. La loro risposta? Colpa dei vostri cibi al vapore...”

REGGIO EMILIA – Accade che nella città delle persone, geograficamente più nota come Reggio Emilia, un nucleo famigliare composto da tre persone (una madre che lavora come cuoca e le due figlie, una disoccupata e l’altra minorenne) abbia acquisito il diritto ad accedere ad un alloggio popolare dal 1997. E sin qui nulla di strano. Ma che per vivere in un appartamento di quella palazzina di 12 unità abitative in via Pasteur 10/1 si ritrovino a dover pagare mediamente più di 600 euro al mese è sicuramente più strano. Ma tant’è.

“E’ dal 1997 che la mia famiglia dispone dei requisiti per accedere agli alloggi di edilizia popolare del Comune di Reggio, gestiti da Acer”, spiega Amal Gazaf, ragazza egiziana di 31 anni, attualmente disoccupata che vive insieme alla madre Fadia (oggi cittadina italiana) e alla sorellina. “La situazione è ormai diventata insostenibile” sbotta la ragazza che, assistita dal legale Erica Romani, ha intentato un braccio di ferro contro Acer “per mettere ordine e giustizia ad una situazione abitativa che sta diventando esplosiva”.

In che senso?
“E’ dal 2004 che denunciamo ad Acer che la condizione della nostra palazzina è al limite della insalubrità, con tracce di muffa ovunque, dai corridoi dell’androne, sino alle pareti interne degli appartamenti. Un degrado abitativo al quale si va accompagnando, nell’ultimo periodo, un profondo degrado sociale”.

Perché?
“Parlo dell’occupazione abusiva di un alloggio da parte di qualcuno che è entrato sfondando la porta dell’appartamento e della presenza, nottetempo, di stranieri di colore che si portano all’interno del palazzo materassi sui quali dormono nei pressi della porta dell’ascensore al piano terra dello stabile o nei corridoi dei piani più elevati della palazzina”.

Amal Gazaf

Quante famiglie abitano nella sua palazzina?
“Le unità abitative sono 12, ma solo 6 famiglie vivono nel palazzo. Chi ci viveva prima e aveva i mezzi per farlo, se ne è andato, per non dire che è scappato dalla disperazione”.

Lei e la sua famiglia, invece, siete costrette a rimanere…
“Non abbiamo alternative: solo mia madre ha un regolare contratto di lavoro, io sono disoccupata e la mia sorellina va ancora a scuola”.

Comunque vivete in un appartamento grande…
“Sì, inizialmente vivevano con noi anche un’altra mia sorella e mio fratello: fortunatamente loro hanno trovato occupazione in un’altra città e sono riusciti ad andarsene”.

Quindi voi avete denunciato la situazione di degrado ad Acer: che risposta avete ottenuto?
“E’ dal 2004, ripeto, che denunciamo l’insalubrità della palazzina: siamo costrette a vivere con i vestiti dentro a scatoloni di carta, e a tenere acceso sempre il riscaldamento per provare a contrastare l’umidità che sta letteralmente divorando l’edificio. Acer, per voce del suo legale, ha detto che la condizione di insalubrità da muffa del mio appartamento era dovuta a motivazioni legate “alla nostra tradizione cultural-culinaria che vede nella cottura a vapore la ragione della comparsa della muffa”. Questo poiché lo stato nel quale ci era stato consegnato l’appartamento nel 1997 era a norma. A me è parsa una presa in giro, quindi ho deciso di andare avanti in questa battaglia per la legalità e la dignità delle persone”.

La muffa nell’appartamento

Quanto pagate al mese di canone?
“Il canone è di 350 euro mensili, cui vanno però sommate le spese per la bolletta del gas, che ammonta a ben 500 euro a bimestre, a causa del fatto che dobbiamo comunque cercare di contrastare la muffa in casa nostra, il costo del condominio, quantificabile in circa 200 euro al mese, oltre alle restanti utenze di acqua e rifiuti. Complessivamente, dunque, dobbiamo affrontare una spesa superiore ai 600 euro mensili”.

Avete mai pensato di andarvene?
“Non siamo nelle condizioni economiche per poterlo fare. Qualora lasciassimo l’alloggio perderemmo il diritto a un’abitazione di edilizia popolare e, soprattutto, col solo contratto di lavoro di mia madre, chi potrebbe mai darci un appartamento in affitto?”

Cosa chiede ad Acer?
“Semplicemente di metterci in una condizione di vita dignitosa: o sistemando la palazzina e ripristinando la legalità all’interno della medesima, oppure trovarci un altro alloggio in qualsiasi altra parte della città. Un alloggio anche modesto, purché dignitoso”.