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Navighi su internet durante il lavoro? Rischi il licenziamento

La Corte di Cassazione ha confermato l'allontanamento dall'azienda di un lavoratore che aveva navigato su siti estranei all’attività lavorativa per ben 27 volte e circa 45 ore complessive nell’arco di due mesi

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REGGIO EMILIA – La Corte di cassazione ha stabilito la legittimità del licenziamento per abuso nell’utilizzo della connessione internet aziendale. Con la sentenza 14862/2017 la Corte ha infatti confermato il licenziamento di un dipendente perché aveva abusato della connessione internet aziendale, navigando su siti estranei all’attività lavorativa per ben 27 volte e circa 45 ore complessive nell’arco di due mesi.

Allo stesso modo, la Corte d’appello di Bologna ha confermato il licenziamento modificando, però, il titolo in “giustificato motivo soggettivo” invece che “giusta causa”, per la mancanza di precedenti e per l’esiguità del danno subito dall’azienda. Il comportamento del lavoratore rientrava tra le violazioni di norme penali o di obblighi quali fedeltà e diligenza, riassunte nell’utilizzo inopportuno dello strumento aziendale per finalità non attinenti all’attività lavorativa.

Il giudice ha sottolineato come l’episodio in questione non era sporadico e/o eccezionale, ma reiterato e intenzionale. Proprio sulla base di questi elementi e sul ruolo di responsabilità ricoperto dal dipendente, la corte ha ritenuto valido il provvedimento disciplinare dell’azienda. Allo stesso tempo, la sentenza ha escluso che i controlli effettuati dall’azienda per accertare l’utilizzo indebito della connessione potevano configurarsi come controlli a distanza, previsti dall’art 4. dello statuto dei lavoratori. Sono state escluse, infatti, violazioni da parte dell’azienda delle regole che tutelano la riservatezza e la privacy del dipendente.

 

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