Frode fiscale, denunciato un imprenditore 70enne

L'uomo, che vive e lavora nel Reggiano, avrebbe eluso imposte per 90mila euro. E' fra i 26 indagati della maxi operazione della Finanza di Parma

REGGIO EMILIA –  C’è anche un imprenditore della provincia reggiana di 70 anni fra i 26 indagati dell’operazione della Finanza di Parma che ha smantellato un’organizzazione composta specializzata, attraverso un’associazione
antiusura, nel nascondere patrimoni mobiliari e immobiliari per non pagare le tasse. L’imprenditore, che è indagato per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per circa 90mila euro, si era avvalso dei servizi dell’associazione antiusura finita nel mirino delle fiamme gialle. Il suo domicilio è stato perquisito e a lui sono state sequestrate quote societarie e rami d’azienda.

L’organizzazione è accusata di aiutare gli imprenditori che avevano debiti con lo Stato, o che semplicemente avevano deciso di non pagare le tasse, a trasferire i propri patrimoni all’estero per impedirne il sequestro. Ma non solo: per guadagnare tempo nei confronti dei creditori e sospendere ogni procedura esecutiva, si appoggiavano ad un’associazione antiusura con sede a Parma da cui partivano senza sosta davanti alle piu’ disparate Procure nazionali delle denunce di usura ed estorsione, che venivano inevitabilmente archiviate per infondatezza delle accuse nei confronti dei presunti usurai.

Infine frodavano anche i loro stessi “clienti”, a cui chiedevano non solo laute parcelle per evitare il sequestro dei beni che venivano spostati in tre societa’ (una senegalese, una slovena e una croata) ma anche le risorse economiche ancora a loro disposizione, con la promessa di una restituzione nel tempo sotto forma di “vitalizio” che non veniva mai erogato.

Per questo 26 persone sono oggi indagate dalla Guardia di finanza di Parma che tra sabato e domenica, nell’ambito dell’operazione “Parola d’ordine” (dalla traduzione francese del nome delle tre societa’ “Motdepasse”) ha eseguito dopo due anni di indagini, otto ordinanze di custodia cautelare disposte dalla Procura della citta’ ducale (quattro in carcere e quattro ai domiciliari) e sequestrato beni, societa’ e e conti correnti per quasi sette milioni, compresa la sede dell’associazione antiracket parmigiana.

Tra gli arrestati, sette cittadini italiani a cui si aggiunge una persona originaria del Senegal tuttora latitante, ci sono anche l’imprenditrice Wally Bonvicini, candidata a sindaco di Parma nel 2012 e un notaio compiacente, per il quale e’ stata disposta l’iterdizione dai pubblici uffici.

L’operazione e’ scattata sabato scorso per il pericolo di fuga degli indagati e ha visto impegnati centinaia di finanzieri che hanno eseguito oltre agli arresti, anche sequestri patrimoniali e perquisizioni, non solo a Parma, ma ad Arezzo, Pordenone, Trieste, Savona, Padova, Verona, Milano, Pistoia, Ravenna, Reggio Emilia, Salerno, Chieti e, in particolare, a Ferrara. Il tutto sarebbe partito dalla denuncia di un’imprenditrice che ha dichiarato di essere stata persuasa a versare 300.000 euro su conti intestati ad una societa’ senegalese (legalmente rappresentata dai principali indagati) con promessa che le sarebbero stati restituti sotto forma di un vitalizio mensile non tracciabile.

Ma ci sono anche vari casi di vari imprenditori che, pur avendondene la possibilita’ avevano deciso di non pagare l’iva ed altre imposte sui redditi e adesso sono tutti indagati per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. È il caso, ad esempio, di un’azienda di pavimenti in legno che non aveva versato l’Iva per 60.000 euro, pur avendo un patrimonio aziendale di 240.000 euro.