‘Ndrangheta, Bibbiano chiederà l’assegnazione dei beni di Sarcone

Al condannato per mafia sono stati sequestati beni per 500mila euro. Il sindaco: “Ci attiveremo al più presto per verificare le possibilità di mettere in campo un progetto sociale"

BIBBIANO (Reggio Emilia) – Dopo la nuova confisca dei beni dell’imprenditore edile Nicolino Sarcone, considerato membro di spicco del clan ‘ndraghetistico Grande Aracri e coinvolto sia nel processo Edipiovra che in Aemilia, interviene il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti.  “Ci attiveremo al più presto presso gli enti competenti per verificare le possibilità di mettere in campo un progetto che preveda un utilizzo pubblico, con finalità sociali, di tali proprietà”. Sono stati messi i sigilli a beni mobili ed immobili per 500mila euro tra cui un appartamento, una moto e un’auto.
Come possibile nei casi in cui i sequesti diventano definitivi, il loro uso sociale ha varie finalità: risarcire la comunità dei danni provocati dal mafioso; dare un segnale preciso alla criminalità organizzata stessa (alla quale disturba più vedersi portare via il denaro che mandare in carcere degli uomini); diffondere quella cultura della legalità.

Esiste una Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. E’ stata è istituita con decreto-legge nel 2010 ed è successivamente stata recepita dal Codice Antimafia.
L’ente – posto sotto la vigilanza del Ministro dell’interno – ha come scopo di “provvedere all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie”, e a “coadiuvare l’amministratore giudiziario sotto la direzione dell’Autorità Giudiziaria”. A ciò si affianca il costante monitoraggio a garanzia dell’effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi, e che ciò davvero serva per dare ai cittadini il senso della presenza dello Stato sul territorio.

La normativa prevede che i beni immobili possano avere varie destinazioni: possono essere “mantenuti al patrimonio dello Stato per  finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e, ove idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo   svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita degli stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei  reati di tipo mafioso”. Oppure possono essere “trasferiti per finalità istituzionali o  sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione”. A loro volta, gli enti possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di un’apposita convenzione, assegnarlo in concessione, “a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicitaà e parità di trattamento, a comunità, anche  giovanili, ad  enti, ad organizzazioni di volontariato, a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendentinonché alle associazioni  di  protezione ambientale”. Infine, i beni possono essere anche trasferiti al patrimonio del Comune dove l’immobile è situato.

I 500mila euro di Sarcone – pur essendo in realtà poca cosa rispetto ad altri patrimoni mafiosi entrati nelle disponibilità dello Stato italiano – in un comune di dimensioni contenute come Bibbiano potranno avere molteplici utilizzi socialmente importanti, e il Comune sta valutandone l’eventuale destinazione.