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Una discarica abusiva nel podere, agricoltore denunciato foto

Oltre 800 tonnellate di letame stoccati nel terreno, oltre a rifiuti speciali edili: denunciato dai carabinieri forestali un uomo, affittuario del terreno

POVIGLIO (Reggio Emilia) – Teneva tonnellate di rifiuti speciali nel cortile dell’azienda agricola, trasformato in una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto. Letame, ammendante, liquami, ma anche rifiuti dell’edilizia… Un agricoltore 55enne della Bassa è finito nei guai a seguito delle attività di controllo del territorio dei Carabinieri Forestali di Gualtieri.

Durante un’attività di pattugliamento, i carabinieri hanno scoperto lo scempio nell’area cortiliva di una struttura ad uso agricolo-zootecnico nelle campagne del comune di Poviglio, al confine con i territori di Castelnovo Sotto e Gualtieri. C’erano “rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività di costruzione e demolizione, sparsi sul terreno, ed un grosso cumulo di effluenti di allevamento, letame bovino unito ad ammendante vegetale, direttamente depositato sul terreno nudo”.

Da appositi rilievi eseguiti dai carabinieri forestali con GPS palmare “il cumulo di effluenti di allevamento, unito all’ammendante vegetale, è stato stimato in circa 3.548 mc pari a 887 tonnellate”.
Dalle verifiche è emerso che il podere è di proprietà di un’azienda di Castelnovo Sotto che l’aveva data in affitto al 55enne, adesso nei guai non essendo stato in grado di fornire alcun documento giustificativo sulla provenienza del letame di origine bovina né sulla provenienza dei rifiuti edili sparsi sul terreno. Non aveva nemmeno l’autorizzazione dell’Arpa a fare spandimenti di letame. I Forestali hanno anche scoperto che l’agricoltore – in un documento – aveva affermato di avere il consenso dei proprietari per tale utilizzo dei terreni… Cosa che si è rivelata  essere falsa.

Il 55enne è stato perciò denunciato per i reati di falsità ideologica commessa dal privato; attività di raccolta, trasporto, recupero e/o smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività edili in assenza della prescritta autorizzazione; utilizzazione agronomica di effluenti di allevamento, provenienti da aziende agricole – zootecniche presumibilmente di origine bovina, senza il rispetto delle procedure previste dalle normative vigenti.
L’agricoltore finito nei guai ora dovrà, entro 4 mesi, spadere il letame dopo averlo comunicato all’Arpae o – detto in termini tecnici – “utilizzare a fini agronomici gli effluenti di allevamento presenti previa comunicazione all’Autorità Competente del riutilizzo agronomico degli effluenti”. Il tutto secondo le prescrizioni ambientali date dai Carabinieri Forestali.