Minacce, sotto scorta il presidente vicario del Tribunale

Misura di tutela per il giudice Cristina Beretti. Motivo ignoto: si ipotizza un clima di intimidazione legato alla firma a maxisequestri o al maxi processo Aemilia contro la 'ndrangheta

REGGIO EMILIA – È stata predisposta una misura di tutela per il giudice Cristina Beretti, presidente vicario del Tribunale di Reggio Emilia, che da sabato scorso viene scortata dai carabinieri nei suoi spostamenti dentro e fuori il palazzo di Giustizia. Non è noto il motivo per cui è stata innalzata l’attenzione per la tutela della Beretti, 53 anni, che fa parte del collegio giudicante del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Tra le ipotesi c’è anche quella di minacce ricevute dal presidente vicario del Tribunale di Reggio Emilia dopo la firma a maxisequestri. Lo scrive la Gazzetta di Reggio Emilia.
Su ordine del Prefetto, ratificato dalla Procura generale di Bologna, fino a ottobre dovrà girare su un’auto blindata e con un agente.

Tre diverse segnalazioni avrebbero destato attenzione attorno alla giudice; vi sarebbero anche “conversazioni” tra detenuti.

Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi e il Movimento 5 stelle, Pd, Cna, ed altri, esprimono solidarietà. Il sindaco afferma con decisione: “Cristina Beretti non deve sentirsi sola perché l’intera struttura istituzionale di questo territorio le è vicina e sta sostenendo il suo lavoro e la citta’ intera e’ nella condizione di capire e di sostenere quello che si sta facendo”.
Vecchi aggiunge che “che quando accadono queste cose non vanno sottovalutate. La prima cosa da fare è testimoniare una vicinanza e solidarietà personale, ma anche istituzionale al presidente del tribunale per il grande lavoro che sta facendo”. Questo, conclude il sindaco, “è uno dei momenti in cui chi rappresenta una comunità si fa carico di mandare un messaggio chiaro e forte sulla necessità che le istituzioni siano unite e diano una inequivocabile dimostrazione di unità. Perché le Istituzioni camminano sulle gambe delle persone che a volte si prendono anche dei rischi alti, per un bisogno di giustizia, legalità e piena affermazione di quelli che sono i principi costituzionali del nostro Paese”.

“Il provvedimento di tutela a cui è stata sottoposta se da un lato preoccupa per il clima minatorio che lo ha motivato – afferma il presidente della Provincia – , dall’altro conferma come l’attenzione da parte delle istituzioni rimanga alta nella quotidiana azione di contrasto a qualsivoglia tentativo di infiltrazione o di minaccia da parte della criminalità organizzata”.

Il M5s, con la parlamentare reggiana Maria Edera Spadoni e il collega Francesco D’Uva, insieme al gruppo regionale e comunale di Reggio Emilia, collega le presunte minacce rivolte al giudice al processo Aemilia, “che sta inferendo un duro colpo alla ‘ndrangheta”. Aggiunge inoltre Spadoni: “Personalmente ho conosciuto la presidente e ho subito toccato con mano la sua tenacia nel portare avanti a tutti i costi, a fronte della carenza di personale e della mancanza di figure di assistenza all’udienza, il processo Aemilia che rappresenta uno tra i più importanti procedimenti contro la criminalità organizzata”.

Per questo “fondamentale è tutelare chi si batte in processi di tale portata e chi ha firmato maxi sequestri di beni dal valore di milioni e milioni di euro. Pieno appoggio allora a chi, con la schiena dritta, contribuisce giorno dopo giorno a lottare contro la criminalità organizzata, cancro del nostro Paese”, chiude la parlamentare.