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Minacce al Giudice Beretti, la segnalazione dagli 007

La presidente vicaria del Tribunale è stata posta sotto scorta. E' in prima linea nel processo antimafia "Aemilia". Inoltre ha firmato maxi sequestri di beni a persone e imprese colluse

REGGIO EMILIA – La misura di protezione per il giudice Cristina Beretti è scaturita da segnalazioni dei servizi segreti, che hanno raccolto voci, brani di conversazioni, racconti confindenziali in diversi ambienti. Qualcuno si interessava a Beretti, chiedeva informazioni su di lei, faceva commenti strani… Frammenti che, messi insieme dagli 007, hanno composto un quadro così allarmante da spingere il procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci, responsabile regionale per la sicurezza dei magistrati, a informare e sollecitare il prefetto Maria Grazia Forte – in qualità di n.1 del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica – a decidere di rafforzare le protezioni a carico del magistrato più in vista del Palazzo di Giustizia reggiano. Fino ad ottobre un carabiniere scorterà 24 ore su 24 scorta la Beretti, alla quale è stata anche assegnata un’auto blindata per ogni spostamento.

Le indagini sul caso sono state affidate alla Procura di Ancona, competente per i reati che riguardano i magistrati reggiani. E dato che il clima minaccioso sarebbe da contestualizzare  in ambienti mafiosi, potrebbe essere tirata in ballo anche la Dda del capoluogo marchigiano.

La giudice è, dall’autunno scorso, presidente vicario del Tribunale, ed è uno dei due giudici a latere del processo “Aemilia” contro le infilitrazioni della ‘ndrangheta nelle nostre terre. Non solo: è della Beretti la firma a svariati sequestri milionari di beni operati nei confronti di persone e imprese sospettate di collusioni mafiose proprio nell’ambito del maxi processo.

SOLIDARIETA’: Per la “misura di tutela” a cui è sottoposta, l’Anpi reggiana e Cgil-Cisl-Uil di Reggio Emilia e dell’Emilia-Romagna, esprimono oggi “solidarietà e sostegno” al giudice Beretti. Per i sindacati confederali “desta particolare inquietudine il fatto che le minacce ricevute dal giudice possano anche essere collegabili ai provvedimenti di sequestro di beni ai componenti della cosca ‘ndranghetista che operava in terra emiliana”.

Per questo “è fondamentale che l’azione di tutela decisa dalla Procura generale rivolta al giudice Cristina Beretti metta nelle condizioni il magistrato interessato e tutto il collegio giudicante di Aemilia di poter svolgere nella massima serenità il processo, che ha di fronte a sé ancora lunghi e complessi mesi di lavoro”. L’associazione partigiani ritiene che “non debbano essere sottovalutate non solo le minacce, ma anche tutti i segnali, più o meno espliciti che vengono rivolti alle persone ed in particolare a coloro che ricoprono cariche istituzionali”. E manifesta “pieno appoggio a chi lotta contro la criminalità, nella magistratura, nelle forze di polizia, nelle istituzioni, nel mondo associativo e si batte per l’affermazione nei principi di libertà, giustizia e legalità in attuazione dei principi della Carta costituzionale su cui si regge il nostro Paese”.