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La Relazione Dna: 6 jihadisti espulsi da Reggio

Nel Dossier annuale della Dna si parla di "maggiore allarme per il nostro paese" per il terrorismo. Sei soggetti pericolosi espulsi da Reggio in un anno

BOLOGNA – “Nel periodo compreso tra il 1° luglio 2015 ed il 30 giugno 2016 sono state numerose le attività investigative svolte dalle diverse forze di polizia giudiziaria in ordine a reati riguardanti strutture associative o singoli soggetti riconducibili ad ambienti propri dell’area del cosiddetto estremismo ideologico”, cioé sia il terrorismo internazionale che interno. Lo si legge nella Relazione annuale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna), un capitolo della quale è dedicato alla Provincia di Reggio. Nel periodo preso in esame sono stati 7 gli estremisti islamici espulsi.

Nella Relazione si legge anche “Nel periodo esaminato si è verificato in modo significativo l’arretramento territoriale del cosiddetto Stato islamico in più scenari, e si è quindi registrata una parallela minore capacità di espansione territoriale. Questa mutata realtà ha direttamente inciso sul fenomeno dei foreign fighters, con una contrazione del numero delle partenze”. E ancora: “Sono emersi con chiarezza due profili di novità: maggiori difficoltà nell’organizzazione delle partenze dal territorio dello Stato e nell’arrivo dei foreign fighters nell’area siriana/irakena; indicazioni di carattere generale provenienti dai vertici dell’organizzazione terroristica a colpire all’interno dei territori dei paesi occidentali”, ma attraverso l’attività di indagine è “emerso il profilo di maggiore interesse e di maggiore allarme per il nostro paese”.

Di grande importanza “le intercettazioni preventive”, che “stante l’utilità, soprattutto nell’ambito del contrasto del terrorismo di matrice islamica, costituisce un imprescindibile strumento per acquisire informazioni sulle diverse realtà musulmane dislocate nel territorio”.

Tra i sette – marocchini e algerini – allontanati dall’Italia perché ritenuti pericolosi c’è anche Mohammed Madad, 52 anni, l’imam di Carpineti a cui facevano riferimento i musulmani della montagna reggiana; predicava in “moschee abusive” a Gatta e Felina. A far suonare il campanello d’allarme su questi soggetti vari elementi, tra cui  i loro contatti web. Un altro individuo persona è stato sottoposto a sorveglianza speciale, un altro a fermo.  La Dna cita anche Luca Aleotti, reggiano 33enne, amministratore della pagina Facebook “Musulmani d’Italia”, che la procura ha indagato per istigazione e apologia di terrorismo, ma poi prosciolto in sede di udienza preliminare con la motivazione “il fatto non sussiste”.